Incontrare Cristina Donà a Italia Wave rappresenta una grande emozione. Non solo per la sua voce, per i suoi testi, per il suo stile, ma perché la Donà è una delle cantautrici più rappresentative, e innovative, della musica italiana. La sua esibizione è stata come sempre travolgente, perché è riuscita a istillare qualcosa di profondo nell’animo dei tantissimi presenti al Main Stage di via del Mare.

Galleria di immagini: Italia Wave 17-07-2011

Le canzoni suonate sono state quelle del repertorio più recente, ma non senza commistioni celebri. Molto apprezzata è stata anche la chiusura di uno dei suoi pezzi, il cui finale era palesemente l’intro di “Foxy Lady” di Jimi Hendrix. Le commistioni tra autori e interpreti sono state oggetto anche di una domanda posta alla Donà durante l’incontro con la stampa. Le è stato chiesto cosa pensava del fatto che Patti Smith avesse cantato una canzone di Adele: la risposta è stata semplicemente che se ti chiami Patti Smith puoi fare, musicalmente, quello che vuoi. Cristina Donà è stata intervistata anche da noi.

Cos’è cambiato nella musica degli ultimi anni in Italia: è cambiata la sensibilità dei musicisti o piuttosto quella di chi ascolta?

“A questa domanda risponderebbe meglio un critico musicale. Intanto, secondo me, è cresciuta tantissimo la tecnica negli anni e questo non fa che bene, purché non diventi un puro esercizio di stile. Però conoscere il proprio strumento, che sia fisico o vocale, aiuta. Anche per trovare spunti nuovi, che è utile per confrontarsi con l’estero. Anche perché là fuori la concorrenza è spietata. Quando sono stata al Traffic a Torino, in conferenza stampa, Max Casacci ha detto che vorrebbe trovare una forma di collaborazione tre i diversi artisti, perché pare che ci sia una riscoperta della forma canzone da parte delle nuove generazioni. E questo mi fa piacere, perché la forma canzone che spesso viene relegata a un’area commerciale, ma è una novità quando è fatta bene, perché arriva a portare messaggi.”

La musica, quindi, è un fine, un mezzo o uno strumento?

“Un fine, un mezzo o uno strumento? C’è qualcuno che mi suggerisce? (Ride, ndr). Un fine per l’artista, un mezzo per l’artista, uno strumento per il pubblico… Non lo so. La musica siamo noi, la musica è dar vita al verso. Fare musica fa bene, ascoltarla anche. Se si fa musica con criterio, con amore, con passione. È questo che bisognerebbe insegnare, facendola ascoltare e riascoltare, inserendola nelle scuole, magari facendo ascoltare ai ragazzi prima le canzoni che amano loro, per poi andare indietro nel tempo. Non si può far ascoltare ai ragazzi all’improvviso la musica classica, che è meravigliosa, ma non si può buttargliela in faccia, bisogna far capire da dove viene. Poi si parla di crisi dei festival, del perché i ragazzi non vanno ai festival… manca l’educazione.”