Gli italiani sono un popolo di salutisti solo a parole: dicono di avere a cuore la propria salute, ma poi conducono uno stile di vita poco sano e ricorrono con troppa disinvoltura ai farmaci. È questo, in sostanza, il quadro che emerge se leggiamo trasversalmente alcuni dati pubblicati in questi giorni.

Da un lato uno studio condotto dalla London School of Economics, da cui emerge un’immagine degli italiani come popolo preoccupato per la propria salute ma poi poco disposto a fare qualcosa per migliorarla, dall’altro l’ultimo rapporto Osmed (Osservatorio Nazionale sull’impiego di Medicinali) dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui nel nostro Paese negli ultimi dieci mesi si è registrato un aumento pari al 20% nel consumo di farmaci.

Più nel dettaglio, secondo la ricerca londinese, in Italia si ha paura di malattie croniche, e sono in molti a dichiarare di avere a cuore la propria salute, ma poi il 71% degli intervistati ammette di bere alcolici, il 30% è un fumatore, e la metà pratica sport solo un’ora alla settimana.

La motivazione di questa scarsa attività fisica? Quella principale è la mancanza di tempo libero: sarà anche per questo che, poi, per riparare ai danni si ricorre facilmente ai medicinali.

Come emerge, appunto, dal rapporto Osmed, ogni giorno per ogni mille abitanti vengono acquistati 954 medicinali. Come dire che una pillola al giorno per ciascuno leva il medico di torno.

Il primato dei farmaci più richiesti lo detengono quelli legati a disturbi di tipo cardiovascolare, seguiti da quelli specifici dell’apparato gastrointestinale, e del metabolismo. In aumento considerevole anche i farmaci dermatologici (+ 9,3%) e del sistema nervoso centrale (+4,3%).

Il fenomeno è particolarmente forte al sud, dove la spesa di medicinali nei primi dieci mesi è di 180 milioni di euro, con in testa la Calabria, dove sono stati spesi 201 milioni di euro.