Farà pure storcere il naso ai leghisti, che a volte hanno promosso azioni di ostacolo alla sua diffusione, ma è uno dei cibi più amati dagli italiani. È il kebab, pasto che viene da oltremare e che affonda le sue radici nella cultura nordafricana. Saranno le dominazioni che nel Sud Italia si sono subite nella storia, eppure anche gli italiani del Nord non sembrano disdegnare il kebab.

Che poi non è altro che carne in rotolo montata e cucinata su di un grande spiedo, che viene fatta a pezzettini con tanti ingredienti che ne migliorano il sapore, comprese le tante salse ai differenti gusti con cui abbinare il nostro kebab.

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A vederlo dall’esterno sembra una piadina, alcuni invece mettono gli ingredienti all’interno del pane arabo. Altri ancora si sono inventati la pizza kebab, e in Puglia non manca la puccia kebab. In pratica questo è entrato oltre che nei nostri stomaci anche nell’immaginario collettivo, nella nostra cultura a tavola. Ma ci sono anche tanti altri piatti, che, secondo l’Istat, sono entrati nelle nostre abitudini, come gli involtini primavera, i tacos e il sushi.

Eppure, a quanto pare il più amato è proprio lui, il kebab, un pasto completo che può stare in una mano e che costa poco e può essere consumato (dove possibile) anche per strada, configurandosi come lo street food. Secondo la Coldiretti, il 60% degli italiani frequenta ristoranti o fast food che servono cibo etnico, e al primo posto di questa particolare classifica c’è appunto il kebab.

Gli scettici ci sono sempre, per questioni culturali o legate alla sicurezza del cibo, tanto che nel 2008 il consigliere comunale di Bergamo Silvia Lanzini, si scagliò contro un chiosco di kebab all’entrata del borgo medievale della sua cittadina, dicendo che sembrava di stare a Marrakech. Pare che il fascino dell’esotico resista anche alle ideologie politiche, in fondo Marrakech è una meta turistica ambita da molti.