Ivano Fossati ha detto addio alla musica, e lo ha fatto il 20 marzo 2012 dal palco del Teatro Strehler di Milano. Un lungo tour conclusivo per promuovere l’ultimo disco, “Decadancing”, ma principalmente l’occasione per salutare chi lo ha sempre seguito e amato. Quarantanni di carriera snocciolati con grazia, in più di tre ore di concerto.

Niente lacrime e pianti per l’artista genovese, ma come sempre molta classe e una determinata eleganza. E tanta poesia impastata con l’emozione di una poetica musicale che ha segnato per sempre la vita di chi ha voluto esserci per l’ultimo live. Il pubblico di Ivano Fossati è un pubblico eterogeneo, che abbraccia in modo trasversale più età, ed erano tutte presenti in sala ad assaporare le sue canzoni.

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Lui in piedi sul palco, tra gli urli e gli applausi prolungati, non ha lasciato spazio alla commozione. Neppure davanti ai 5 minuti di ovazione che il teatro ha voluto tributargli, prima dei bis finali. Semplici e sintetiche le sue parole:

«Grazie, grazie a tutti. Quello che avete fatto è una cosa davvero eccezionale».

La sua band ha voluto dedicargli un saluto speciale attaccando The End dei Beatles, ma soprattutto la frase: “E alla fine l’amore che ricevi è uguale a quello che dai”. Un concerto vissuto in modo emozionale, conclusosi con le parole non casuali di Buontempo pezzo del 1993: “Oggi non si sta fermi un momento, oggi non si sta in casa, che è buontempo”. Quasi un augurio per il futuro, per ciò che accadrà, e la voglia di aprire un nuovo diario di vita personale con pagine bianche ancora da riempire.

Qualcuno dal pubblico ha implorato: “Ripensaci!”, ma difficilmente ciò accadrà. Ivano Fossati ha fatto della coerenza artistica e umano la chiave d’ingresso nei cuori del suo pubblico, che senza di lui si sentirà sicuramente più solo. Quasi privato di quell’onestà e loquacità dialettica tanto fluente e preziosa nei testi di Fossati, quanto timida e riservata nel suo quotidiano.

Fonte: Ansa