Quarantaquattro giorni dopo la terrificante esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, la situazione non è ancora tornata alla normalità. Anzi, ogni tentativo di tappare la falla messo in atto dalla British Petroleum si è risolto in un nulla di fatto e le devastanti conseguenze ambientali causate dal greggio riversato in mare sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Tra i tanti nomi celebri scesi in campo per dare il proprio contributo all’emergenza c’è anche quello di James Cameron, tornato nelle sale solo pochi mesi fa con l’acclamato Avatar.

Il 56enne regista canadese di “Terminator” e “Aliens” è stato interpellato dall’EPA (US Environmental Protection Agency) in quanto ritenuto competente nell’ambito di operazioni sottomarine, in un meeting che lo ha visto seduto fianco a fianco con tecnici ed esperti in questo tipo di interventi.

Perché sia stato chiamato proprio Cameron è presto detto: nel 1989 diresse “Abyss” e, otto anni più tardi, il colossal “Titanic“. In entrambe le occasioni, per assicurare alle pellicole un elevato grado di credibilità, il regista si è documentato a lungo proprio in merito alle procedure da attuare a grandi profondità.

La notizia, se rapportata al drammatico scenario scaturito dall’incidente alla Deepwater Horizon, risulta piuttosto significativa per comprendere come le istituzioni americane stiano cercando ogni possibile via percorribile per riportare la situazione alla normalità. Sempre che sia ancora possibile.