Un congiunto, o il figlio restano a casa senza lavoro? Vanno a lavorare al posto di chi ce l’ha. Fai risparmiare energia all’azienda con un po’ di oculatezza? Qualche euro in busta paga. Hai ferie e straordinari arretrati? Li metti in una banca che li trasforma in permessi speciali per la nascita di un figlio. Sono alcuni degli elementi integrativi del nuovo contratto per i dipendenti di Luxottica.

Si sta parlando molto del caso di questa nota azienda veneta, che ha ottomila dipendenti negli stabilimenti di Agordo, Cencenighe e Sedico, Pederobba, Rovereto e Lauriano. Il 65% dei quali donna. Azienda che in questi anni ha già mostrato una particolare sensibilità sociale all’integrazione dei contratti nazionali, come quando introdusse un pacco spesa per le famiglie, oppure l’assegnazione gratuita di titoli della società ai dipendenti.

I termini in voga nel nuovo contratto firmato da azienda e sindacati a volte sono inglesi, come job sharing, ma è italianissima la volontà di non stare a guardare mentre la crisi economica fa a pezzi le famiglie dei lavoratori. Lo chiamano welfare aziendale e si ispira a quanto fatto tanti anni fa dal grande Adriano Olivetti, il primo ad aver pensato un accordo secondo il quale il coniuge o i figli potranno prendere il posto del familiare/dipendente, in caso di malattia, per non perdere l’impiego, oppure per un figlio che sta ultimando gli studi, per imparare un mestiere.

L’altra grande innovazione è la banca ore destinata alla paternità/maternità: quando il lavoratore lo annuncia all’azienda, ha tre anni di tempo per accumulare parte degli straordinari e dei giorni di permesso e ferie per usufruirne dopo la nascita di un figlio (ma è previsto anche per gli esami universitari).

C’è poi il part time ciclico, ovvero un contratto a tempo indeterminato che assicura un periodo fisso di lavoro durante l’anno, in coincidenza con i picchi produttivi dell’azienda. Nei mesi restanti, il lavoratore si potrà dedicare a una seconda attività ma non dovrà sottoporsi ogni volta al rischio del rinnovo del contratto a termine. La misura dovrebbe contribuire all’eliminazione dei contratti interinali o di somministrazione, abbassando il tasso di precarietà.

Al momento queste integrazioni sono possibili solo nei grandi gruppi, mentre sono chimere nelle piccole e medie imprese che costituiscono il 90% del tessuto aziendale italiano.

Fonte: Corriere delle Alpi