Ha suscitato scalpore la proposta di legge del deputato Repubblicano John LaBruzzo che da anni conduce un’intensa battaglia contro l’aborto in Louisiana.

Nel testo della proposta si legge la frase “una donna che abortisce può essere incriminata per feticidio”, che lui sostiene di aver dimenticato per sbaglio. Ma non essendo nuovo alle proposte al fulmicotone, rimane forte il dubbio della volontarietà del gesto.

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Nel 2008 aveva avanzato una proposta simile incentivando la chiusura delle tube nelle donne indigenti in cambio di mille euro. LaBruzzo si era nascosto dietro l’avanzare serrato del costo del welfare e la presenza massiccia della crisi; sostenendo che i poveri sono usi a riprodursi con facilità, vista la loro ignoranza, aumentando quindi a loro volta il numero di poveri e poco istruiti a piede libero per lo Stato. Non c’è da sorprendersi se al contempo il deputato abbia partorito un’idea parallela cercando di incentivare la nascita di bambini da coppie ricche e più istruite.

La proposta lascia senza parole, travolge e schiaccia ogni tipo di diritto femminile e di buon senso. Ma anche qui da noi la situazione non è dissimile. Qualche tempo fa il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, aveva partorito il progetto Nasko, un bonus di 4500€ per incentivare le future madri, le più indigenti, a non abortire. Una cifra del tutto irrisoria a fronte delle spese per il mantenimento di un figlio, specialmente se le madri non possiedono né un lavoro né una casa.

Per correttezza va segnalato che il progetto ha sostenuto 800 madri straniere, ora supportate dai centri religiosi per la vita; ma il calo nei confronti dell’aborto è un dato confermato da diversi anni di informazione laica e non certo merito di questa iniziativa recente.

Superato il periodo assistenziale, le future madri rimangono sole ad affrontare costi, problemi e necessità. E anche nel caso del senatore LaBruzzo, appare evidente una violazione del rispetto nei confronti dei diritti femminili.