Doveva essere una sbirciatina veloce, ma quel semplice messaggio pubblicitario è stata una persecuzione. È accaduto a una blogger canadese, Julie Matlin, che mentre curiosava online su quello che sembrava un semplicissimo sito di shopping, ha cliccato sull’immagine di un paio di scarpe che da quel momento non l’ha più mollata. Qualsiasi altra pagina la Matlin aprisse, la pubblicità di questo accessorio le compariva di nuovo davanti, senza che lei riuscisse a chiuderla.

L’episodio, che la donna ha raccontato sul suo stesso blog, è stato ripreso dalle pagine del New York Times, ed è stato definito come remarketing, o retargeting. Che cos’è?

Semplicemente un messaggio pubblicitario invadente che ripropone continuamente un prodotto visualizzato poco prima. Nel caso in cui durante la navigazione l’utente avesse cliccato su altri prodotti dimenticando quelli precedentemente visualizzati, ecco che spunta il messaggio pubblicitario che gli ricorda quello a cui lui stesso aveva prestato attenzione all’inizio, riproponendolo in tutte le sue forme e con tutte le sue caratteristiche.

Detestata da moltissimi navigatori, questa forma di pubblicità può risultare fastidiosa ma anche poco indicata per la tutela della privacy, soprattutto se il messaggio ripropone prodotti personali o medicinali. Sembra però che un modo per distruggerla ci sia. Per non visualizzare più il riquadro pubblicitario che ci assilla infatti è necessario eliminare i famosissimi cookie, cioè i file di testo che vengono salvati dal programma che si utilizza per navigare, e con loro sparisce il fastidiosissimo riquadro di un prodotto che evidentemente non ci interessa.