Kabul è una città a misura di guerra, dove la libertà della normalità è soffocata dalla violenza e dalle bombe. Interi territori imprigionati dalla violenza, che produce un numero sempre più alto di vittime tra civili e soldati. I bambini sono le vittime principali di questa egemonia del terrore, e ogni loro gioco è condizionato da paura e morte.

Da qualche anno a questa parte 3 giovani australiani, Oliver Percovich, Sharma Nolan e Trevis Beard, hanno cercato di ridare nuova linfa e speranza ai piccoli di Kabul creando il progetto Skateistan.

L’iniziativa coniuga la passione per lo skateboard alla sete di sapere che a molti bambini afgani è negata. Sono in tanti quelli costretti a vendere e mendicare per strada penne e gomme da masticare, per aiutare le famiglie allo stremo delle forze. Inoltre, le più colpite sono le bambine che vivono, come le loro madri, una condizione di inferiorità e diseguaglianza, e quasi sempre di reclusione forzata.

L’idea è venuta a Oliver nel 2007 che, seguendo la fidanzata a Kabul, si trovò senza un lavoro a girovagare per la città. Ogni giorno correva con lo skate lungo i bordi in calcestruzzo di una fontana asciutta, attirando la curiosità di molti bambini della zona.

Superata la timidezza iniziale, molti di loro chiesero al giovane di poter provare lo skate, e fu allora che a Oliver venne in mente di trasformare in azione una passione.

Chiese e ottenne fondi, con molta fatica e pazienza, per realizzare un parco provvisto di rampe e corrimani nato proprio nella piazza con la fontana asciutta. Oggi Skateistan è parte integrante delle 43 federazioni sportive riconosciute dal Comitato Olimpico Afgano. Il logo: un kalashnikov che si spezza sotto le ruote di uno skate.

Durante le lezioni con lo skateboard, i bambini vengono coinvolti in altre attività come corsi di inglese, di computer e di matematica. Stimolando la loro curiosità e la voglia di conoscere.

La pista da skate è diventata un luogo fondamentale per sfogare la propria rabbia e le paure di una guerra ingiusta, dove non c’è differenza di etnia o di sesso. Ma si è solo bambini che corrono veloci su un asse con le ruote.