Il 2011 è stato senza dubbio l’anno delle principesse. Infatti, per ben due giovani si è avverato il sogno di Cenerentola, trasformandosi da ordinarie ragazze a reali appartenenti a famiglie reali delle più note casate di tutta Europa. È chiaro di chi stiamo parlando: sono Kate Middleton, moglie del duca di Cambridge e futuro erede al trono d’Inghilterra William, e Charlene Wittstock, fresca sposa di Alberto II principe di Monaco.

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Se per Charlene galeotto fu lo sport, campionessa di nuoto lei e membro del comitato olimpico lui, per i due giovani britannici fu invece l’università a far scattare la scintilla che li ha portati poi sull’altare durante lo scorso aprile, all’interno di una gremita abbazia di Westminster dove si sono uniti in matrimonio durante una formalissima cerimonia a cui hanno partecipato quasi duemila invitati. Nozze gremite anche per la principessa consorte ma, nonostante fosse a tutti gli effetti una cerimonia di stato, era piuttosto evidente che il tono delle celebrazioni fosse più sobrio ma al contempo elegante, ricalcando lo stile del padre Ranieri con la bellissima e compianta Grace Kelly.

Tutt’altra storia per la risonanza mediatica delle due nozze. Se per i reali britannici ci fu talmente tanto chiasso da monopolizzare i palinsesti televisivi mondiali per molti giorni prima e dopo le nozze, per la novella coppia di Monaco la stampa si è limitata a commentare con garbo gli invitati, tra cui tantissimi volti noti dello spettacolo come per i due piccioncini d’oltremanica, e la funzione religiosa celebrata dal vescovo di Monaco Monsignor Barsi. In fondo, a scuotere gli animi dei monegaschi i giornalisti ci erano già riusciti nei giorni precedenti, usando fiumi d’inchiostro per commentare una presunta tentata fuga della sposa, sconvolta a poche ore dal sì a causa di una paternità – non confermata – del futuro marito avvenuta durante il fidanzamento o, peggio, una celata omosessualità rivelata quasi sull’altare.

Niente a che vedere con William, sempre discreto a differenza del fratello Harry che, con un colpo di mano, era riuscito a raccogliere l’attenzione con l’ammirazione, rivelatasi poi infondata per il lato b per la damigella d’onore e sorella della sposa Pippa Middleton. In casa Grimaldi, almeno per questa volta, a far parlare sono stati solo i due protagonisti dell’evento, bacchettati in prima battuta per il distacco con cui hanno, a seconda di alcuni, affrontato i primi momenti delle nozze senza scambiarsi neanche uno sguardo.

Entrambe amanti dello sport ma dallo stile diametralmente opposto, le due novelle reali hanno dato sfoggio dei loro gusti nell’abbigliamento, pratico e casual per la Middleton e più ricercato e glamour per la Wittstock, con la scelta dell’abito di nozze. Creazioni originali ricalcate sulle richieste delle spose, sono rimaste celate fino al giorno delle nozze dove hanno poi raccolto opinioni positive e meno dagli esperti di moda benché, per quanto riguarda la sudafricana, già da tempo si conosceva il nome dello stilista Giorgio Armani scelto per l’occasione. Candido, sobrio e ricercato grazie alla sua linearità per la ex nuotatrice e in pizzo ricercato e dotato di una vistosa gonna a tulipano per la ventinovenne di Reading, più appariscente ma di certo non meno elegante nella creazione di Sarah Burton per la maison Alexander McQueen. Originale sì, ma fino a un certo punto, visto la somiglianza fin troppo evidente con quello che fu l’abito di Isabella Orsini durante le nozze belga, sempre reali, con il principe Edouard Lamoral de Ligne de La Trémoïlle.