Da sempre il cinema di Ken Loach non si limita a raccontare storie, ad appassionarci o mostrarci la sua visione del mondo. Loach è un regista militante, qualunque cosa ci racconti, ogni sua inquadratura illumina un mondo che il più delle volte è nascosto.

Il suo unico obiettivo sembra essere quello di risvegliare le nostre coscienze, ed è a quel punto che il vecchio Loach ci ridesta dal sonno mostrandoci un nuovo spaccato, una nuova realtà. In un intervista rilasciata da poco, parla del suo rapporto di lavoro con Eric Cantona (protagonista del suo ultimo film) e dice:

I divi temono sempre di avere qualcosa da perdere, devono essere all’altezza della loro fama, non tradire le aspettative del pubblico, per questo certe volte è difficile lavorarci… La cosa più importante è che un attore sia giusto per il ruolo, Cantona lo era e soprattutto, in quanto calciatore, è abituato al gioco di squadra, a lavorare in gruppo. Fare un film vuol dire esattamente questo.

Sempre nella stessa intervista il regista inglese confessa che intorno agli anni ’80, aveva pensato di abbandonare il cinema. I suoi documentari non andavano bene e durante il governo Thatcher i media preferivano avere atteggiamenti poco critici.

Nel suo ultimo film “Il mio amico Eric”, ci si diverte tantissimo, il film è costellato da battute incredibili, scritte dall’imbattibile Laverty. Eric Cantona, grande calciatore del Manchester United, è a dir poco esilarante. Dietro la metafora del calcio Loach ci racconta cosa significa lottare, condividere con gli altri e soffrire insieme. Questo è davvero uno dei suoi film più belli, sarà disponibile nelle sale da oggi, venerdì 4 dicembre.