Quella di Kim Clijsters è una storia che merita di essere raccontata. Il trionfo della tennista belga negli ultimi Us Open dimostra che non è necessario vendere l’anima al diavolo per fare carriera. Si può essere una campionessa e, nello stesso tempo, mamma, figlia e moglie amorevole.

E pensare che Kim, oggi 26enne, aveva mollato tutto due anni fa, quando era ai vertici del tennis mondiale (è stata la numero uno della classifica Wta). Voleva stare accanto al padre malato fino alla fine; voleva sposare il suo grande amore, il giocatore di basket Bryan Linch. Ma, più di ogni altra cosa, desiderava avere un figlio: e così, 18 mesi fa, è nata la piccola Jada.

New York, settembre 2009: la carriera di Kim riparte. Lei, che qui ha vinto il titolo nel 2005, ha ripreso a giocare da un mese appena e non ha nemmeno una classifica. Entra nel torneo solo grazie a un invito degli organizzatori. Batte Venus e Serena Williams, le sorelle americane che da anni dominano la scena mondiale. In finale si sbarazza della danese Caroline Wozniacki e, quando ritira la coppa, Jada dai riccioli d’oro le ruba la scena. Bella com’è, tutti gli scatti dei fotografi sono per la piccola.

La maternità dà la carica? Così pare, anche se nel mondo del tennis non succede molto spesso: l’ultima mamma a vincere una prova del Grande Slam è stata Evonne Goolagong, nel 1980. Forse bisognerebbe chiedere a Josefa Idem, campionessa olimpionica di canoa plurimedagliata. Ha 45 anni e due figli, ha vinto tutto, ma vuole partecipare alle olimpiadi di Londra 2012: “I giochi olimpici sono come i figli: la fatica del parto è ricompensata da una gioia immensa”.