Tutti conoscono Kledi Kadiu, il ballerino di origine albanese, lanciato da Maria De Filippi nelle sue trasmissioni, soprattutto per le sue esibizioni televisive. Ma Kledi, in questo periodo, si sta dedicando molto al teatro, con uno spettacolo dal titolo “Non solo bolero“, che racconta le vicende e le storie di un gruppo di persone. La trama viene costruita attraverso l’occhio di grandi opere musicali e letterarie come “Bolero” di Ravel e i “Carmina burana”. Il tutto si esprime attraverso una forte presenza scenica e un gioco strepitoso di luci. Accanto a Kledi, il protagonista, c’è Manuela Bianchini, che è prima ballerina.

Negli ultimi tempi, il ballerino Kledi sta supportando una campagna benefica dell’Unicef , dal titolo “Io come tu, mai nemici per la pelle“: si tratta di un progetto di sensibilizzazione contro la discriminazione di tutti i bambini in Italia, che prevede un incontro col ballerino prima dello spettacolo presso i teatri che supportano l’iniziativa. Abbiamo intervistato Kledi nella tappa leccese dello spettacolo.

La tua storia è vista come un grande sogno, ma non dimentichiamo tutto l’impegno che ci hai messo per arrivare fino a qui, anche se la TV ti ha portato a importi al grande pubblico.

La danza non è un arte che si può improvvisare. Io ho investito una vita intera su questa disciplina, e tuttora voglio insegnarlo alle nuove generazioni che la danza richiede un sacrificio, al di la della passione che lo deve necessariamente accompagnare. L’esperienza televisiva non l’ho cercata, si è trattato di uno dei casi della vita, e ho continuato a farla perché mi diverte. La passione per la danza in teatro, però, non si è mai spenta.

Programmi come “Amici” sono davvero didattici? Insegnano davvero come entrare nel mondo dello spettacolo?

“Amici” ha aiutato a portare verso la danza il grande pubblico, ossia i non addetti ai lavori, a far conoscere questa disciplina come accessibile a tutti. Poi ricordiamo che la danza può aiutare a fronteggiare le asperità della vita, ma, professionalmente parlando, non è per tutti, a cominciare dai requisiti fisici che sono necessari. Poi c’è anche bisogno di talento, passione e intelligenza, che servono a portare al successo. “Amici” rappresenta un aiuto, sia come vetrina, ma anche per far addentrare i ragazzi nella disciplina. Dopo “Amici” ognuno deve fare il proprio percorso di vita, ma il talent show è un’esperienza importante.

Quali consigli daresti ai ragazzi di “Amici” di quest’anno, che con il nuovo regolamento stanno avendo un po’ di problemi di insufficienze e di disciplina?

La disciplina è un problema della società odierna, che entra direttamente nelle nostre case tramite la TV, arrivando più velocemente nelle nostre coscienze. Oggi, i giovani sono presi da altre priorità, per cui ben venga essere puniti se non si fa il proprio dovere. Ricordo che all’accademia di Tirana, si veniva allontanati se non si era rispettosi verso gli insegnanti. Dobbiamo ricordare che il successo vero di un’artista dipende da un insieme di cose, non è essere solo bravi, ma come accade ad “Amici” si deve faticare per migliorare, solo che la trasmissione non può sostituire interamente una scuola, non si può sostituire un lavoro di otto anni con quello di pochi mesi. Anche se il livello dei ragazzi, almeno per la danza, sale ogni anno.

Sei stato citato in uno dei trailer di Maccio Capatonda, il comico, dal titolo “L’uomo che usciva la gente”. Credi che sia un segno che nel cuore degli italiani non sei uno dei tanti ballerini, ma il ballerino?

Non posso essere io a dirlo, dovrei chiedere alla gente, anche se, senza ipocrisia, devo dire che sento l’affetto e il rispetto delle persone, e questo è un dato di stima nei miei confronti, come artista. Poi, lo spero di essere nel cuore della gente.