La crisi ha inciso profondamente sulle nostre abitudini di consumo, ma ha anche contribuito a portare in auge vecchi hobby legati al fai da te. Si è quindi potuto assistere al boom del lavoro a maglia, tanto caro alle nostre nonne, al punto che Elle gli ha dedicato un dossier.

Tuttavia il fenomeno knitting, in questa sua seconda vita, ha assunto una dimensione nuova e forse inattesa, ossia quella collettiva. Se, infatti, in passato si usava sferruzzare da sole nel proprio salotto di casa, ora spopolano party tematici, corsi di gruppo e soprattutto locali. I Knit Café sono già diffusissimi in tutto il mondo.

L’Italia non è certo rimasta indietro, da nord a sud si possono trovare luoghi di incontro per knitaddicted.

Ovviamente sono comparse community anche in rete, tra cui va segnalato Do Knit Yourself a cura di studenti e docenti della Nuova Accademia di Belle Arti.

Infine c’è chi ha trasformato questa artigianalità in una vera e propria forma d’arte. Tra i tanti esempi il più particolare è sicuramente quello del movimento “guerrilla knitters”, formato da donne di ogni età e nazionalità, che dal 2005 gira per le città di tutto il mondo rivestendo monumenti e arredi urbani con maglie coloratissime. Si tratta di lavori ispirati ed estremi, che suggeriscono l’idea di una sorta di hand made revolution tutta al femminile. Provate ad immaginare che effetto vi farebbe trovarvi di fronte ad autobus rivestito di maglia multicolor.