Mariastella Gelmini ha definitivamente aperto il filone religioso tra le scuole che, teoricamente, dovrebbero rimanere laiche.

Dopo le sue dichiarazioni sulla necessità dello studio della Bibbia negli istituti italiani, un’esigenza talmente sentita tanto da sopperire all’eliminazione della geografia, la proposta ha subito trovato terreno fertile in Veneto, come riportato su “Il mattino di Padova”. Luca Zaia si è immediatamente dichiarato favorevole e, come se non bastasse, l’assessore all’istruzione Elena Donazzan ne auspica l’insegnamento obbligatorio.

Nella Bibbia sono scritte le regole della laicità dello Stato e le regole religiose della nostra vita spirituale, la nostra proposta di insegnamento obbligatorio della religione cristiana non si pone in alternativa allo studio della materia previsto dal Concordato, ma all’interno di una materia prevista dalla riforma. La costituzione e la cittadinanza non sono solo diritto politico, ma le regole dello stare insieme, di tradizioni e consuetudini: la nostra vita si basa sulla religione e la cultura cristiana. La Bibbia quindi, diventa testo fondamentale, e non solo per chi crede.

In altre parole, la Bibbia sarebbe il fondamento per i valori laici della nostra società e, per questo, il suo apprendimento diventa di fondamentale importanza sia per i credenti che per gli atei. Allo stesso tempo, però, ci si domanda il perché di una simile iniziativa, dato che i corsi di studio sono stati recentemente oggetto di numerosi tagli. Inoltre, un simile provvedimento obbligatorio, quindi svincolato dalla lecita possibilità di non partecipare alle ore di religione, rischia di generare fitte polemiche tra le famiglie di differente credo, siano esse islamiche, ebree, atee e via dicendo.

Proprio in merito a quest’ultimo problema, Elena Donazzan aggiunge:

La nostra società è intrisa di valori cristiani: se stiamo a casa a Natale e a Pasqua una ragione c’è. Se la domenica non lavoriamo e non andiamo a scuola è perché non siamo ebrei e non siamo arabi; nei nostri territori c’è una chiesa e un campanile prima ancora di un municipio.

Si tratta di una motivazione che, rischiando di cadere nel campanilismo, non sembra rispondere alla questione sollevata: la nostra società di certo comprende valori cristiani, ma questa non può né deve escludere la salvaguardia delle minoranze, siano esse etniche o religiose. Sottolineare di non essere arabi e nemmeno ebrei, non farà altro che sollevare il contrasto con queste identità. È di questo avviso Massimo Albertin, famoso per la sua battaglia al crocefisso nelle aule:

Mi sembra che l’assessore abbia una visione teocratica della società molto vicina a quella medioevale e simile a quella degli stati teocratici dell’islam. Bisogna vedere se la Bibbia viene letta come testo culturale, come potrebbe essere l’Odissea, o se viene utilizzata come verità indiscutibile, per l’indottrinamento dei ragazzi. Mi piacerebbe sapere di quale Bibbia stiamo parlando: la forma integrale, a lungo censurata dai cattolici, o quella addolcita. Certo, la diffusione integrale potrebbe essere educativa: in questo modo i ragazzi capirebbero che parla di violenza, sopraffazione e sofferenza, e avrebbero l’occasione per comprendere veramente qual è il suo messaggio.