Con La Bicicletta Verde (Wadjida), la prima regista donna dell’Arabia Saudita Haifaa Al-Mansour ha segnato il suo personale debutto nel mondo dei lungometraggi. Un’opera prima presentata in una cornice d’eccezione, quella della 69ª edizione del Festival del Cinema di Venezia in cui ha figurato tra le pellicole selezionate nella sezione Orizzonti che segna un importante traguardo, quello di essere stata la prima completamente girata nel Regno.

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Galleria di immagini: La Bicicletta Verde

Per la regista saudita de La Bicicletta Verde non è stato certo facile scegliere le interpreti del film, anche e soprattutto a causa della natura tradizionalista dell’Arabia Saudita. A convincere Haifaa Al-Mansour è stata però la piccola Waad Mohammed, scelta tra cinquanta coetanee e alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa; al suo fianco, nel ruolo della madre, c’è invece una veterana del piccolo schermo: è Reem Abdullah, l’attrice più conosciuta e apprezzata dell’intera nazione saudita.

La piccola Wadjda ha un sogno: avere la bicicletta verde che ogni giorno vede nella vetrina di un negozio vicino la sua abitazione, a Riyad. Sebbene non le sia permesso dalla sua cultura possederne una, la bambina è pronta a tutto: inizia infatti a raccogliere i soldi vendendo nastri di musica nella sua scuola e facendo da corriere a due innamorati, sfruttando la distrazione della madre impegnata a convincere il marito a non prendere una seconda moglie. Quando ormai è a un passo dall’abbandonare la sua fantasia, Wadjda scopre un concorso di lettura del Corano che, in caso di vittoria, potrebbe valerle una congrua somma di denario: non resta dunque che provarci e mettercela tutta.

L’emancipazione parte da piccoli gesti: per Wadjda, riuscire a trovare il denaro necessario per possedere e guidare la sua bicicletta verde è un passo enorme, da giganti, il primo per conquistare la determinazione necessaria per dare il via necessario a cambiare una situazione statica, cupa e troppo stretta per lei. Non è solo un cambiamento superficiale: è una chiave di volta indispensabile per l’affermazione della propria individualità in una società che poco concede e ancor meno ha concesso in passato alle donne di ogni età.

Se dal punto di vista della sceneggiatura è impossibile non dar peso ad alcune pecche della narrazione, spunti lasciati irrisolti e intrecci che non riescono a giovare del necessario sviluppo, è la storia in sé a emergere fin dalle prime immagini. Una storia apparentemente semplice raccontata attraverso gli occhi vivaci e curiosi di Wadjda che, invece, racchiude tutto un mondo femminile che quotidianamente prova a guadagnare terreno contro tutto e tutti senza mai perdere le speranze.