Con La Bottega dei Suicidi, Patrice Leconte debutta nel mondo del cinema d’animazione con una palpabile vena dark e gotica, tutta dedicata alla morte e alla sua esorcizzazione. Anticipato dalle critiche causate da un divieto di visione ai minori di 18 anni, revocato poi in extremis consentendo l’accesso in sala a grandi e piccini di ogni età, il film del regista di Ridicule e La Ragazza sul Ponte porta sul grande schermo un’opera sarcastica ma al contempo ottimista, ispirata al libro omonimo dello scrittore francese Jean Teulé.

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Galleria di immagini: La Bottega dei Suicidi

In una città grigia e triste, i genitori di Alan Mishima e Lucrèce Touvache gestiscono da anni un negozio del tutto particolare: veleni, corde, armi, tutto per mettere in atto il suicidio perfetto in base ai propri gusti e alle proprie necessità. I loro affari sembrano andare al meglio, aiutati dai fratelli del piccolo Marilyn e Vincent, almeno fino a quando Alan non cresce, spargendo tutto intorno a sé un’inarrestabile gioia di vivere, capace di contagiare a suon d’ottimismo i clienti della bottega che rischia così un crollo degli introiti.

Trapassati o rimborsati“: questo è lo slogan de La Bottega dei Suicidi, il negozio della famiglia Touvache che fa da sfondo alle vicende macabre raccontate dal primo tentativo dedicato al mondo dell’animazione di Patrice Leconte; una commedia che affonda le radici nel noir godendo di uno stile piacevolmente retrò, senza inutili macchinismi dell’ormai immancabile 3D ma facendo affidamento esclusivamente al disegno bidimensionale.

Un adattamento, quello del regista francese, che riesce a contrapporre l’inevitabile atmosfera cupa fatta di teschi, ratti canterini e armi letali – corde, katane, boccette di veleni di ogni genere fino al più “economico” sacchetto in plastica – a una tavolozza di colore fresco e vivace, come quella del finale tutto da scoprire. Non solo tristezza dunque, ma anche un sorriso alla vita, capace di far divertire gli spettatori di ogni età con il suo umorismo scorretto e grottesco.

Sebbene non manchi il rischio concreto di far storcere il naso a chi, a suo tempo, aveva apprezzato il romanzo di Teulé, La Bottega dei Suicidi non rischia di lasciare insoddisfatti gli spettatori, nonostante alcuni piccoli ma perdonabili difetti, facilmente dimenticabili davanti al sorriso contagioso del piccolo Alain.