Non siamo cambiate molto dall’età della pietra. Il 97% dei nostri cromosomi è in comune con i gorilla e certi comportamenti che ci sembrano “bestiali” vengono invece dalla difficile vita nelle caverne.

Allora tutto era finalizzato alla sopravvivenza. Gli uomini uscivano in gruppo per cacciare: da soli non avrebbero mai sostenuto l’impatto con i dinosauri e le bestie feroci. E questo spirito di corpo c’è ancora oggi: li vedi tutti insieme, pronti subito a familiarizzare, portati al lavoro di squadra, interessati agli sport di gruppo.

La donna restava sola nella propria caverna con i bambini. Doveva controllare il fuoco, perché le altre donne non glielo rubassero per riscaldare la loro grotta. Questa diffidenza, ahimè, rimane anche oggi, quando guardiamo di sottecchi le nuove arrivate e le consideriamo, per definizione, nemiche da combattere.

Ancora, gli uomini avevano un solo obiettivo: la preda. Con i sensi all’erta, si focalizzavano sulle impronte degli animali da seguire, sui movimenti del corpo per evitare di essere presi: lavoravano per obiettivi, insomma. Le donne, invece, dovevano curare più cose contemporaneamente: la salute dei bimbi, la difesa della grotta da gruppi esterni, il fuoco sempre acceso. Ecco perché abbiamo sviluppato la capacità, tanto invidiata dagli uomini, di gestire più situazioni insieme, di essere attente al dettaglio, al particolare singolo, mentre i ragazzi guardano più all’insieme delle cose.

E poi c’è il sesso. La vita, per gli uomini primitivi, era difficile davvero. La sopravvivenza non era così scontata, soprattutto per i neonati. Bisognava fecondare più donne possibili perché almeno qualche bimbo raggiungesse l’età adulta. La donna, invece, doveva dedicarsi al bimbo che aveva ospitato per nove mesi nel suo ventre, proteggerlo, sfamarlo. Era programmata, insomma, per dare amore, per curare i propri cari uno alla volta e sempre con la massima attenzione.

Anche oggi, gli uomini tendono a concedersi avventure più facilmente, mentre le donne sono più portate alla monogamia.