È passata in sordina, travolta dalla slavina elettorale, una notizia “sconvolgente” di qualche giorno fa: la conferenza dei vescovi tedeschi ha autorizzato gli ospedali cattolici del Paese a somministrare alle donne vittime di violenza sessuale alcuni tipi di pillola del giorno dopo.

Si badi bene, solo pillole che inibiscono l’ovulazione e dunque la fecondazione, niente pillole abortive, come la temutissima RU-486, che scatenò il putiferio quando a suo tempo ne fu introdotto l’uso in Italia.

Questa decisione è stata presa in seguito a travagliati dibattiti che hanno visto posizioni divergenti tra gli alti prelati, ma l’evento scatenate è stato lo scandalo che ha provocato il rifiuto, da parte di due cliniche cattoliche, di somministrare la pillola in questione a una donna di 25 anni vittima di stupro.

“Sai che passo avanti”, verrebbe da dire. Perché mi pare inconcepibile che, oltre al trauma di uno stupro, una donna, una vita “già viva”, parlante, provante sentimenti, debba subire anche il trauma di sentirsi rifiutare un trattamento medico in nome di una vita che “forse” ha ancora da venire.

Ma va reso merito a quello che è comunque un grosso passo avanti, che ha aperto la strada anche alla Chiesa spagnola che, a distanza di poco tempo, ha dato la sua approvazione all’uso di questa pillola.

E la Chiesa italiana? Non pervenuta.

Certo non sono giorni facili, con un Papa dimissionario e strascichi di polemiche sul perché e il per come abbia deciso di abbandonare il trono di San Pietro, e con lo spettro della pedofilia interna alla Chiesa che fa continuamente capolino.

Per quel che ne so, negli ospedali italiani si aggirano personaggi con svariate mansioni che si improvvisano obbiettori di coscienza davanti alla richiesta di pillole del giorno dopo, come se una donna la richiedesse con la stessa leggerezza con cui si mangia una Zigulì, e pare che esistano figure mitologiche sgrananti rosari e urlanti improperi alle malcapitate che si avventurano nei reparti di ginecologia.

Ma no, per adesso di posizioni ufficiali non vi è traccia.

Spero in cuor mio che questo sia solo l’inizio di un rinnovamento, di una riappacificazione col ventunesimo secolo da parte della Chiesa. Un rinnovamento che nei miei sogni più hard vede la Chiesa non rompere più le scatole per divorzio, pillola del giorno dopo, aborto, uso di contraccettivi, matrimoni gay. Oserei sperare anche nell’abbandono del celibato da parte dei preti, cosa che eviterebbe in molti casi spiacevoli imbarazzi alla Chiesa stessa, messa davanti a grane mediatiche come i colpi di fulmine (stile “Uccelli di rovo”) di alcuni sacerdoti per qualche parrocchiana con conseguente abbandono dell’abito sacerdotale.

Per non parlare poi dei ben più gravi episodi di pedofilia. Azzardo anche l’apertura del sacerdozio alle donne, tra le varie innovazioni, perché sono una a cui piace sognare “forte”.

In alternativa, se non si volesse in alcun modo prendere atto dell’esistenza di quella cosa meravigliosa che è il libero arbitrio, spero che i Maya abbiano ragione. Che abbiano sbagliato un po’ i calcoli, ma che nella sostanza abbiano visto giusto.

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