Dopo i due precedenti tentativi del 2001 e 2005, entrambi censurati, sembra che quest’anno riesca a svolgersi regolarmente il Beijing Queer Film Talk 2009, ovvero il festival del cinema che ha come obiettivo educare all’accettazione sociale dell’omosessualità.

A diffondere la notizia è il quotidiano China Daily in un lungo articolo che racconta nei dettagli le numerose discriminazioni subite dai gruppi LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender). Xiao Gang, uno degli organizzatori delle proiezioni, afferma che in Cina è molto difficile reperire pellicole che narrano storie a sfondo omosessuale: la distribuzione on-line, e ancor più nelle videoteche, è molto difficile da realizzare proprio a causa dell’onnipresente censura; inoltre, i pochi locali gay sono molto piccoli per non dare nell’occhio e rischiare quindi la chiusura.

Non è un caso se la location scelta per ospitare il festival sia proprio Beijing (Pechino): la capitale, simbolo del paese e quindi sempre sotto i riflettori dei media, è anche la città più tollerante. Proprio per questo motivo, forse, a più di due settimane dall’inizio il governo socialista cinese non ha ancora ordinato lo smantellamento del festival. Si suppone quindi che l’evento rispetterà il programma fino alla conclusione.

Il China Queer Film Talk 2009 da novembre diverrà itinerante approdando in altre città (Shanghai e Suzhou le prossime), anche se vi è la volontà, da parte dei gruppi LGBT orbitanti intorno a Pechino, di dar seguito all’evento proponendo proiezioni mensili.

Spazio allora alla rassegna di film “made in Cina” che narrano storie omosessuali: tra i film più gettonati vi sono “Mei Mei”, tratto dalla vera storia di una drag queen nella Pechino del 2004 e “Queer China, Comrade China”, un documentario che racconta lo sviluppo della comunità cinese LGBT a partire dalla fine degli anni ’70.