La Commissione UE controllerà il decreto redatto dal viceministro Paolo Romani per stabilire se ci sono incongruenze con le normative europee. La questione più spinosa riguarderebbe la trasmissione via Internet dei programmi televisivi.

Secondo il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, il quale viene colpito dalla sottrazione di competenze, vi sono degli elementi su cui si deve far luce:

Ci sono aspetti che vanno riconsiderati in quanto non perfettamente coerenti con gli aspetti della direttiva europea. Se non saranno apportate opportune modifiche si rischia di diventare un caso unico nel mondo occidentale a causa dell’articolo 17 che introduce un’apposita autorizzazione per la diffusione continua in diretta e su Internet.

Il decreto colpisce in massima parte Google, che diverrebbe responsabile nel monitoraggio dei contenuti su YouTube, di cui è proprietario. Proprio in questo periodo il sito di video streaming ha in corso una causa contro Mediaset, che chiede a titolo di risarcimento 500 milioni di euro per violazione di copyright. E secondo qualcuno, il decreto potrebbe essere stato fatto per tutelare Mediaset dalla diffusione selvaggia su Internet.

La questione di diritti TV su Internet è ampiamente discussa in questi mesi. Da Vittorio Sgarbi che ha chiesto un risarcimento a YouTube sui diritti d’immagine, quando già una sentenza degli anni passati aveva messo in evidenza come la propria faccia non abbia diritti d’autore, a Mediaset che tenta in ogni modo di tutelarsi a discapito di un nuovo media, la cui legislazione è ancora in fieri.

Quello che emerge con forza è la volontà di Mediaset di conservare un dominio, negli ultimi anni affermatosi anche grazie alla varietà e all’impegno con cui sono portati avanti moltissimi programmi. Ma il progresso porta con sé la concorrenza, non solo dei nuovi media, ma anche sullo stesso piano, vedi le questioni incontrate con la piattaforma pay di SKY.

Altro punto molto discusso, infatti, è il tetto percentuale degli spazi pubblicitari, che colpisce soprattutto SKY, ma anche molte altre emittenti, impedendo loro un’effettiva crescita.