Le abitudini alimentari e il tipo di cibo consumato sono peculiari di ogni popolazione. Per esempio, per l’Italia e per i paesi del bacino mediterraneo, il regime alimentare più consono è la dieta mediterranea. E in caso di disabilità? Quali sono le raccomandazioni salutari e alimentari da seguire? Il dottor Pietro Migliaccio offre molti consigli estremamente utili in materia.

Innanzitutto, occorre seguire i precetti del modello alimentare mediterraneo: un’alimentazione che privilegi i cereali, gli ortaggi, la frutta, i legumi e il pesce, che preveda la presenza di un’adeguata quantità di prodotti di origine animale, tra cui il latte e i suoi derivati e che consideri l’olio extravergine di oliva come condimento principale. Il tutto rispettando i rapporti tra i vari nutrienti energetici (55-60% di calorie provenienti dai carboidrati, meno del 30% dai grassi e tra il 10-12% dalle proteine). Bisogna fare tre pasti principali (colazione, pranzo e cena). Possibilmente, è necessario consumare anche uno spuntino a metà mattina e nel pomeriggio.

È utile controllare il peso almeno una volta al mese, utilizzando, in caso di necessità, la bilancia del centro di assistenza più vicino. L’aumento di peso può portare al sovrappeso e quindi all’obesità con limitazione dell’autonomia e peggioramento della qualità della vita. Inoltre, occorre ricordare che il metabolismo complessivo di un disabile diminuisce di oltre il 30%, rispetto al prossimo, a causa della minor massa magra attiva e della minore attività fisica. Talvolta, sono necessari degli integratori vitaminici e dei minerali (B1, C, calcio, zinco, magnesio), da assumere solo dietro consiglio medico.

Per combattere la stipsi, è possibile introdurre nella dieta giornaliera una quantità di fibra di circa 15gr per ogni 1000 kcal, corrispondenti a circa cinque porzioni di frutta e verdura. Bisogna utilizzare i lassativi solo come ultima risorsa, consultando sempre il medico, uno specialista o il farmacista. Frutta e verdura apportano anche antiossidanti, che contrastano gli effetti nocivi dei radicali liberi. Di estrema importanza è bere acqua in abbondanza, proprio per facilitare l’evacuazione dell’intestino. L’apporto di calcio deve essere pari a 1.000-1.500 mg al giorno, a seconda dell’età. Un altro utile accorgimento è di limitare (o meglio abolire) le bevande alcoliche, in quanto l’alcool interferisce con l’assorbimento di alcuni nutrienti e affatica il fegato. È vitale anche abolire il fumo.

Non bisogna mai farsi prendere dalla pigrizia: è fondamentale praticare attività motoria e sportiva, perché è possibile fare molto più di quanto si possa immaginare. La pratica sportiva può essere un modo per uscire dall’isolamento della disabilità e per vivere esperienze associative e socializzanti di qualità. Non si deve mai affrontare l’impegno sportivo a digiuno, e al contempo si deve evitare di fare attività fisica nelle due ore immediatamente successive a un pasto completo o abbondante. Durante l’attività sportiva, è consigliabile bere succhi di frutta opportunamente diluiti con acqua.

Con una dieta equilibrata, una buona attività sportiva e un corretto stile di vita sarà molto più facile ottenere una serie di benefici, quali:

  • incremento delle masse muscolari degli arti superiori e del tronco, con massimo recupero della funzionalità motoria residua;
  • riduzione del peso corporeo, della percentuale di grasso totale e un aumento della massa muscolare al di sopra della lesione;
  • miglioramento della funzionalità respiratoria, con diminuzione della tosse, della dispnea e degli episodi infettivi;
  • miglioramento della funzionalità cardiocircolatoria, con riduzione della frequenza cardiaca;
  • riduzione dei disturbi digestivi e di quelli dell’apparato urinario;
  • riduzione degli edemi a livello degli arti inferiori;
  • riduzione della concentrazione di colesterolo e dei trigliceridi nel sangue;
  • forte riduzione dell’incidenza di ipertensione, coronaropatie, osteoporosi e diabete;
  • miglioramento dell’umore, con riduzione dell’eventuale stato depressivo;
  • notevole riduzione del consumo di farmaci e delle ospedalizzazioni per co-morbilità.