La crisi economica non si fa sentire solo in prossimità del Natale 2011, con i budget di spesa dimezzati e la rinuncia alle meritate vacanze. A essere vuoti, infatti, non sono solo i ristoranti e gli hotel di categoria ma anche le culle.

La crisi economica rappresenta ormai un deterrente per le coppie che hanno in mente di allargare la famiglia. Con un lavoro precario, lo stipendio tagliato e la paura di perdere il lavoro la scelta più consapevole è quella di rinunciare ai figli, o comunque di limitarsi al figlio unico.

Dagli ultimi dati demografici si apprende che, solo negli ospedali di Milano, nel 2011 ci sono state mille nascite in meno rispetto all’anno precedente, e questa cifra è circoscritta ai neonati di nazionalità italiana.

«La generazione bloccata – quella per intendersi alle prese col precariato, gli stipendi bassi e le prospettive di un posto fisso ridotte al lumicino – tende a mettere al mondo meno bambini».

Il preside della facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica Mauro Magatti ha commentato con queste parole il calo delle nascite, complessivamente 14.796 contro le 15.774 stimate nel 2010. Solo i cittadini stranieri sono esclusi da questo trend, ma in ogni caso la situazione è decisamente cambiata non solo rispetto all’anno scorso, ma soprattutto al non lontano 2007 che si ricorda ancora per il boom di nascite nel milanese.

Non è difficile comprendere le motivazioni che spingono gli italiani a fare meno figli, o a non farne affatto, dando un’occhiata ai dati relativi alla crisi economica, all’occupazione e al precariato, con sempre meno possibilità di avere un contratto a tempo indeterminato che consente di fare progetti a lunga scadenza, tra i quali sono inclusi l’avere un figlio e il comprare casa.

Per le giovani coppie, quindi, allargare la famiglia è una scelta sempre più ponderata, e l’antico detto che “dove si mangia in due si mangia in quattro” sembra aver perso completamente significato.