Christian Vincent, classe 1955, torna dietro la macchina da presa per La Cuoca del Presidente (Les Saveurs du palais), una piacevolissima divagazione culinaria tra le mura dell’Eliseo, l’illustre residenza presidenziale francese. Girato tra le sale del 55 di rue du Faubourg-Saint-Honoré e l’Islanda, la pellicola del regista parigino si lascia gustare come un ottimo piatto, di quelli che riportano alla memoria le emozioni e le sensazioni dell’infanzia senza mai perdere di vista la modernità.

=> Leggi la recensione di Paris-Manhattan

Galleria di immagini: La Cuoca del Presidente

A calarsi nei panni della sgorbutica ma adorabile Hortense Laborie, la cuoca tutto pepe del Périgord, è Catherine Frot, accompagnata dallo scrittore e giornalista Jean d’Ormesson, alla sua prima esperienza cinematografica. Se il giovane pasticcere è Arthur Dupont, attore francese visto anche nell’italico Ex di Fausto Brizzi, il ruolo del simpatico maître tutto d’un pezzo è stato affidato da Vincent a Jean-Marc Roulot.

Hortense Laborie (Frot), chef francese dedita alla ricerca dei gusti tradizionali e genuini della cucina francese, viene scelta per diventare la cuoca personale del Presidente, responsabile di ogni suo pasto all’Eliseo. Nonostante la sua iniziale titubanza, riesce rapidamente a farsi apprezzare completamente dal suo illustre commensale, inimicandosi però gli invidiosi chef della grande cucina tanto da costringerla a tirar fuori tutta la sua grinta per riuscire nel suo appassionante lavoro.

La Francia mette a punto una nuova storia dal gusto romantico ma non troppo, con un tocco di pepe: ecco come si presenta La Cuoca del Presidente, un appassionato ritratto capace d’immortalare l’amore per la cucina ispirandosi a una storia vera, quella avvenuta tra il 1988 e il 1994 durante il mandato del presidente François Mitterand, che volle la presenza e le capacità culinarie di Danièle Mazet-Delpeuch, chef ispirata dalle tradizioni culinarie semplici e genuina. Come in ogni cucina che si rispetti, la commedia di Vincent mette su un piatto d’argento ogni sorta di prelibatezza, senza dimenticare tra i suoi gusti un pizzico d’amaro.

Tra il prestigioso incarico all’Eliseo e la missione in una base antartica, un incarico di minor rilievo ma di grandi soddisfazioni, Hortense Laborie si racconta attraverso le ricette che hanno costellato la sua esistenza: piatti che riescono a incantare lo sguardo e il palato degli spettatori. Sono quelli che hanno incantato il Presidente, nonostante l’acerrima rivalità con gli chef della grande cucina che non hanno mai accettato la sua presenza femminile e per di più capace, e che per gli ospiti della base diventano una vera e propria manna dal cielo, facendo accettare anche il suo carattere ribelle e di polso che tanto avevano ostacolato la cuoca nella sua passata esperienza.

Catherine Frot incarna alla perfezione la dolce ostinazione di Hortense, destreggiandosi abilmente tra le due ambientazioni e le altrettante alternanze di carattere, sfornando in rapida successione pietanze da far leccare i baffi a suon di cuisine francaise; un’interpretazione che non è passata inosservata, visto che le ha fatto guadagnare una nomination alla 38ª edizione dei Premi César. Ottimo è l’affiatamento con il resto del cast, con battutine e punzecchiamenti al curaro con i suoi nemici di padelle, un effetto riuscito anche grazie a una sceneggiatura intelligente e mai banale.

Se è vero che gli uomini si conquistano con il cibo, Hortense non può essere altro che la riprova: tutti, dal Presidente in poi, non possono far altro che lasciarsi ammaliare dalla sapiente arte della sensuale chef. Un viaggio sensoriale ben riuscito, con tutte le carte in regola per tener testa alle recenti produzioni d’oltralpe che hanno sbancato al botteghino, complice una rinnovata capacità del cinema francese di esplorare i sentimenti senza mai esagerare.