Ogni anno giunge con la calda stagione la voglia di rimettersi in forma o mantenere i risultati maturati durante l’inverno con dieta e palestra. L’incubo della {#prova costume} ci ha indotte spesso a tentare le {#diete} del momento, buttandoci a capofitto in regimi alimentari che spesso non fanno per noi.

Il risultato? Molte di noi restano in sovrappeso oppure riacquistano i kg persi cedendo alle tentazioni in vacanza. Una soluzione per uscire definitivamente da questo circolo vizioso c’è: la psicodieta, o dieta psicologica. Questo metodo consiste nel cercare le cause emotive che ci spingono a rifugiarci nel cibo, per poi combatterle modificando atteggiamenti e stile di vita.

Partendo dalla prospettiva della propria mente per giungere solo in un secondo momento a quella del corpo, è possibile creare un nuovo equilibrio psicofisico senza dover ricorrere a rigide rinunce alimentari. Ancor prima di andare in palestra insomma, è fondamentale allenare la mente evitando quelle dinamiche che ci portano inevitabilmente a mangiare in modo scorretto.

Alla base di ciò c’è la consapevolezza che spesso non mangiamo per fame bensì per noia, per stress, per placare gli stati d’animo, per consolarci.

Sono stati pubblicati molti libri sull’argomento, ma il testo più completo è sicuramente “La psicodieta“, scritto dall’ideatore stesso di questo metodo, il dottor Paolo Bagnoli. Sul Web è possibile inoltre consultare diversi siti specializzati, alcuni dei quali offrono consulenze gratuite. La psicodieta non è un regime alimentare unico ideato da un nutrizionista, ma una tecnica per comprendere, affrontare e risolvere le cause psicologiche del proprio sovrappeso.

Come facciamo a capire quali sono i meccanismi emotivi che ci portano a mangiare in modo sbagliato?

La risposta è nel percorso ideato dal dottor Bagnoli e illustrato qui di seguito, con i sei passi fondamentali da intraprendere per portare a termine con successo una psicodieta.

Step 1: trovare l’errore:

il primo passo da compiere, come conferma la dottoressa Alessandra Bonimi, è capire qual è la molla che ci spinge a mangiare in modo inadeguato e seguire alcune regole pratiche. Con un semplice test è possibile capire se il nostro rapporto con il cibo è di tipo regressivo (mangiamo molti dolci per affrontare le piccole difficoltà quotidiane e gratificare noi stesse), aggressivo (scarichiamo la tensione con cibi da mordere e masticare a lungo, come la carne, per dare sfogo a stress, ostilità e passionalità repressa), o infine difensivo (preferiamo cibi elaborati per sentirci più forti nella vita, usando gli {#alimenti} come corazza protettiva).

Step 2: correggere l’errore:

una volta individuato il profilo che ci corrisponde, è bene procedere a piccoli passi, ponendoci obiettivi intermedi da raggiungere giorno per giorno. Occupare diversamente il tempo libero sostituendo gli spuntini con attività che ci piacciono, provare a sfogare gli impulsi in modo diverso, vivere le proprie emozioni anziché soffocarle in cioccolata e gelato sono dei veri e propri esercizi, da compiere quotidianamente al pari dell’attività fisica.

Step 3: responsabilizzare se stesse:

a questo punto bisogna riconsiderare il nostro rapporto con il cibo, assumendocene la responsabilità: siamo noi che decidiamo come utilizzare gli alimenti, ma troppo spesso diamo la colpa alle circostanze esterne e alle situazioni che influenzano il nostro umore, eludendo le nostre vere responsabilità. Siamo le uniche e sole artefici delle nostre scelte alimentari. Oltre a ciò sarà bene informarsi su come mantenere un regime alimentare sano, su qual è quello più adatto a noi in base a età, costituzione e stile di vita. 

Step 4: trasformare i nemici in alleati:

amici che ci invitano a cena fuori, mamme e nonne che preparano piatti elaborati e magari si offendono se non facciamo il bis, il fidanzato goloso di pollo fritto e patatine: spesso ci troviamo in situazioni che ci spingono a mangiare di più. Le persone che fanno parte della nostra vita devono essere consapevoli del percorso che stiamo intraprendendo e sostenerci attivamente evitando di tentarci con il cibo. Per la riuscita di una psicodieta, questo è un aspetto fondamentale.

Step 5: evitare la trappola del “troppo e niente”:

“Ieri mi sono abbuffata, quindi oggi digiuno”. Oppure: “stasera mi abbuffo, tanto domani mangerò solo frutta!”. È una dinamica subdola nella quale tutte a volte cadiamo. Ebbene, non c’è nulla di più dannoso per la riuscita di una dieta in quanto si instaura un meccanismo di trasgressione-punizione che impedisce di instaurare un rapporto maturo con il cibo. Se si esagera a cena è bene moderarsi nei passi successivi, ma mai digiunare. L’obiettivo di questo percorso è raggiungere un nuovo equilibrio che coinvolga l'{#alimentazione}, quindi è fondamentale nutrirsi con regolarità.

Step 6: cercare uno sport adatto:

Aiuta sia il corpo che la mente, è rilassante, divertente, l’ideale per occupare il tempo libero evitando che si ricorra a spuntini frequenti. Lo sport è il migliore alleato di una donna che vuole {#dimagrire} e per fortuna c’è una gamma infinita di possibili scelte: cerchiamone uno che ci piaccia e ci diverta, praticandolo con costanza tre volte a settimana. I risultati non tarderanno ad arrivare e soprattutto dureranno nel tempo.

Fonte: La Psicodieta e Psiconline