Il giornalista e scrittore Tiziano Terzani si racconta in “La fine è il mio inizio“, il film di Jo Baier con Bruno Ganz e Elio Germano. Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Terzani, la pellicola racconta le ultime ore di vita del noto scrittore, morto a Orsigna nel 2004.

Tiziano Terzani, ormai ammalato gravemente, si ritira a vivere con sua moglie nella tranquilla e isolata casa di famiglia in Toscana. Convoca a sé il figlio Folco, che vive a New York, per raccontargli la storia della propria vita. Il padre vuole lasciare al figlio una testimonianza della propria esistenza e ciò che ha imparato nei suoi viaggi. Gli racconta della sua infanzia povera a Firenze, dell’incontro con la futura moglie, dei tre decenni trascorsi come corrispondente dall’Asia e del suo isolamento sull’Himalaya alla ricerca della vera spiritualità. Padre e figlio così scoprono un dialogo che probabilmente non hanno mai avuto prima. Terzani muore, e il figlio Folco pubblicherà le sue ultime memorie come il padre gli ha chiesto.

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Se il libro è un bellissimo testamento da parte dell’autore-esploratore Terzani, il film si riduce a una breve sintesi, scollegata e mal diretta, di tutto il pensiero dello scrittore. Infatti, tutta la forza e il vigore della parola scritta viene completamente svuotata e banalizzata. Lo scrittore racconta di mondi e di epoche storiche lontane ma sempre vive e attuali, che nella pellicola diventano pensieri aleatori senza alcuna consistenza o inquadramento storico.

Lo sviluppo narrativo è estremamente lento e cerca una spiritualità e una solennità che non riesce a trovare. La filosofia della vita, la ricerca interiore dell’uomo diventano semplici fotogrammi vuoti, senza alcuna profondità. Molti sono i temi del libro che mancano completamente nella pellicola, come il conflitto padre-figlio, che il genitore cerca di risolvere, e l’intenso canto d’amore verso la moglie, compagna di mille avventure.

Se da un lato il regista tedesco, proveniente soprattutto da esperienze del piccolo schermo, non riesce a trasmettere la spiritualità e la maturità dello scrittore Terzani, dall’altro lato Bruno Ganz riesce comunque a regalare un’interpretazione profonda del suo personaggio. Lo stesso non vale per Germano, che con la stessa espressione monotona risulta un’ombra insipida accanto al sempre imponente Ganz.

“La fine è il mio inizio” è un bellissimo libro di cronaca storica, di spiritualità e profonda riflessione sull’umanità. Il film deluderà sicuramente i fan dello scrittore e annoierà chi non lo conosce.