Report ancora sotto minaccia di assenza di copertura legale e la conduttrice Milena Gababelli fa da sé, cercando un’assicurazione che copra le spese legali e l’eventuale danno in caso di soccombenza dovuta a fatti non dolosi. Report ha, infatti, una trentina di cause pendenti e in Italia si sa come vanno queste cose: ci vogliono anche dieci anni per una causa e tutti possono denunciare qualcuno per diffamazione.

Così la Gabanelli si è sfogata in una lettera al Corriere della Sera, che nei giorni scorsi si era dimostrato sensibile alle tematiche attuali dell’informazione televisiva. La lettera fiume della Gabanelli partiva appunto da questo, da una costatazione generica sullo stato dell’informazione televisiva e le sue anomalie italiane.

Milena Gabanelli si è espressa così:

“Sul mercato italiano nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa. Dopo aver compilato un questionario con l’elenco del numero di cause, l’ammontare dei danni richiesti e l’esito delle sentenze, una compagnia americana e una inglese, tenendo conto del comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dichiarate disponibili ad assicurare l’eventuale danno, ma non le spese legali. Sembra assurdo, ma il danno è un rischio che si può correre, mentre le spese legali in Italia sono una certezza. A chi ha il portafogli gonfio conviene chiedere risarcimenti miliardari in sede civile, perché tutto quello che rischia è il pagamento delle spese dell’avvocato. L’editore invece deve accantonare nel fondo rischi una percentuale dei danni richiesti per tutta la durata del procedimento e anticipare le spese ad una montagna di avvocati. Solo un editore molto solido può permettersi di resistere. L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente». Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni punitivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20». La sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio. La condanna pertanto deve essere esemplare. Ecco, copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma. Sarebbe il primo passo verso una libertà tutelata prima di tutto dal diritto. Al tiranno di turno puoi rispondere con uno strumento politico, quale la protesta, la manifestazione, ma se sei seppellito dalle cause, anche se infondate, alla fine soccombi”.