Tutte pronte a essere gentili? Sì, perché oggi è la giornata mondiale della gentilezza, un’idea nata in Giappone, molto in voga in Francia e diffusasi in tutto il mondo. Poco conosciuta in Italia (sarà un caso?), può essere l’occasione per un grande esperimento sociale: invece di aspettarsi sempre che siano gli altri a cominciare, perché non compiere, almeno per oggi, un gratuito gesto gentile? Magari iniziando dai colleghi di lavoro.

La gentilezza nasce dall’animo, spesso è una predisposizione, ma si può anche allenare. Soprattutto, è una specie di stile di vita, una scelta: non si può essere autenticamente gentili se non si sopportano gli altri, e la loro ingratitudine. Perché la gentilezza fa bene prima di tutto a chi la pratica e poi a chi, eventualmente, la apprezza, anche tra colleghi.

=> Scopri come gestire colleghi insopportabili

Quale ambiente migliore infatti per esercitare questa pratica del cuore nell’ambiente meno facile? I nostri compagni di ufficio non sono parenti (nella maggior parte dei casi) e sul lavoro si alimentano le tensioni peggiori, tra competizione, frustrazione, incomprensione.

Ma è proprio nel quotidiano del lavoro, dello studio, della vicinanza con persone sconosciute o semi-sconosciute che la gentilezza può cambiare le cose. Come ha scritto il famoso economista Jeremy Rifkin è anche un fattore economico: una società a basso livello di scontro, eticamente robusta, è più ricca. Anche se ci sono autorevoli pareri opposti, come la celebre battuta di Orson Welles, che a proposito degli svizzeri disse che:

«Durante il Rinascimento in Italia ci furono guerre, omicidi, intrighi politici, ma anche Michelangelo e Leonardo, invece in Svizzera 500 anni di amore fraterno cos’hanno prodotto? L’orologio a cucù».

Nel suo blog, la giornalista Candida Morvillo, ha scritto che secondo lei questa giornata è una grande idea, perché la crisi ci ha incattiviti:

«La consapevolezza che nel nostro Paese la gentilezza fosse crollata di colpo assieme allo Spread mi è venuta l’anno scorso, in America. Dovendo consegnare un pacchetto da parte di un’amica a una sconosciuta di Miami City, l’americana ha voluto invitarmi a tutti i costi a cena: le sembrava gentile, dato che avevo fatto un volo intercontinentale trasportando un oggetto per lei. Da noi, il pacco se lo sarebbero fatti lasciare in portineria. Lì, invece, ho trovato persone che si fermavano per strada anche se solo mi vedevano disorientata con la mappa in mano. Si fermavano e mi chiedevano se avevo bisogno di indicazioni. Uguale come da noi, dove la gente scappa, quando chiedi un’informazione. Siamo tutti di fretta, ma non è questo. Ci siamo incattiviti e ho la sensazione che la crisi ci abbia incattiviti ancora di più. Ci siamo chiusi in noi stessi, abbiamo tanti pensieri, vediamo tutto nero e tutto ci dà fastidio.»

Vi diamo qualche piccolo consiglio, qualche esempio, ma voi lettrici ne avete certamente di più: raccontate nei commenti se e quali risultati avete ottenuto donando un sorriso:

1. Smistamento delle email. Ricevete un’email sbagliata che andava alla vostra collega? Premuratevi di inoltrarla. Lei non l’ha fatto la settimana scorsa facendovi fare una figuraccia? È l’occasione buona per dire che voi siete di un’altra pasta e non provate rancore.

2. Spostamenti, indicazioni, informazioni. Lavorate in un front office e dovete dare retta a centinaia di maleducati al giorno? Stampatevi un bel sorriso, tanta pazienza e comprensione. Spesso l’aggressività degli utenti è insicurezza, è preoccupazione. Date e dite loro quello che vogliono e si scioglieranno.

Buona giornata della gentilezza.

Fonte: AdnKronos