Gli orrori della guerra, delle dittature in Europa e infine la Liberazione hanno inciso in una maniera indelebile all’interno dell’immaginario collettivo, sia quello di noi italiani che in quello degli europei e degli americani.

Per questa ragione, esiste una vastissima produzione artistica relativa a quel periodo storico, quello della Seconda Guerra Mondiale. In particolare in Italia, immediatamente dopo la guerra furono realizzati tantissimi film, che raccontavano quello che era accaduto. Il cinema neorealista dei primi anni si propose, così come accadeva in letteratura, di raccontare l’orrore ma anche l’umanità che qualcuno riuscì a conservare in certi frangenti.

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Uno dei film emblematici fu “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, in cui vennero ritratti alcuni personaggi che subirono torture e morte per mano dei nazifascisti. Tra gli attori che componevano il cast, due magistrali Anna Magnani e Aldo Fabrizi. La scena più celebre è quella in cui Anna Magnani viene fucilata dai militari su una camionetta, mentre catturano l’uomo che dovrebbe sposare, un comunista militante. Una scena intensissima nella sua tragicità.

L’occupazione di Roma da parte dei tedeschi, fu narrata relativamente al drammatico episodio delle Fosse Ardeatine in “Dieci italiani per un tedesco“. Dopo l’attentato di via Rasella, infatti, i nazisti decisero di fucilare dieci italiani per ogni tedesco perito nell’attentato. Una delle pagine peggiori della storia italiana. un altro brutto episodio per gli italiani nella Seconda Guerra Mondiale viene narrato invece in “Italiani brava gente“, con Raffaele Pisu. La pellicola racconta della campagna di Russia e delle difficoltà delle truppe italiane in quei luoghi impervi e freddi, dove giunsero persino indossando scarpe di cartone.

In tempi più recenti, la Roma del fascismo, in chiave antifascista, è stata portata sul grande schermo da Ferzan Ozpetek, ne “La finestra di fronte“. All’interno di una vicenda sentimentale dei giorni nostri, che fa da cornice alla storia, sono presenti i rastrellamenti di ebrei nella capitale. Nel film Davide, interpretato da Massimo Girotti, è un vecchietto smemorato che viene ritrovato da Giovanna Mezzogiorno, e nel delirio della senilità non può dimenticare la notte di un terribile rastrellamento di ebrei, in cui perse la vita il suo compagno, Simone.

Dei campi di concentramento e degli ebrei rastrellati dai nazisti se n’è parlato tanto al cinema, a partire dai più blasonati “La tregua” e “Shindler’s list“. Negli ultimi anni, però, una storia delicata ci ha attraversato il cuore, quella de “Il bambino con il pigiama a righe“, in cui il figlio di un gerarca faceva amicizia con un bambino ebreo in un campo di sterminio, trovando purtroppo la morte cui gli ebrei erano destinati all’interno del disegno perverso di Adolf Hitler.

Ma il nazismo non uccise e deportò soltanto ebrei. Nei campi di concentramento c’erano tanti italiani, che si erano ritrovati a combattere contro lo straniero, ma anche zingari, prostitute, omosessuali, portatori di handicap, persone affette dalla sindrome di Down, comunisti, testimoni di Geova. In “Train de vie” si racconta di un ebreo che per sfuggire mentalmente agli orrori del campo di sterminio inventa una storia, in cui gli ebrei del suo villaggio prendono un treno che li deve portare verso la terra promessa. Alcuni di loro sono anche travestiti da nazisti e, nella scena più divertente, incontrano un altro treno di zingari, che hanno escogitato il loro stesso piano. Si ride per tutto il film in realtà, tranne che sul finale, in cui ci si rende conto cosa è accaduto veramente ai protagonisti della storia.

Anche Hollywood ha sfornato una certa quantità di film che raccontano della seconda guerra mondiale, naturalmente dal punto di vista degli americani, come “Pearl Harbor“, che racconta dell’attacco da parte dei giapponesi agli americani, e “Salvate il soldato Ryan“, in cui si cerca di riportare a casa l’ultimo figlio in vita di una madre vedova, che aveva perso quasi tutta la sua prole nel conflitto.

Se si parla di secondo conflitto mondiale, non si può ignorare assolutamente “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores, peraltro vincitore di un premio Oscar come miglior film straniero: nella pellicola si racconta di una truppa italiana di stanza in un’isola greca, che si fa interprete di un’umanità inedita, che permette di scoprire alle popolazioni autoctone quanto gli italiani siano differenti dai tedeschi, precedenti occupanti dell’isola. Sui libri di storia si legge infatti che una delle due ragioni fondamentali della caduta del dittatore Benito Mussolini, in maniera cruenta come la conosciamo, fu appunto la guerra per nulla voluta dalla popolazione.

Per terminare con una risata, anche se l’argomento non è certo da ridere, va assolutamente citato “L’arte di arrangiarsi” di Luigi Zampa, con uno straordinario Alberto Sordi, che passa dall’essere prima monarchico, poi fascista, comunista e infine democristiano. Uno straordinario omaggio al trasformismo italiano, che non a caso ha un significato omologo nel francese opportunism.