Se n’è discusso per mesi: novità, conduttori, nominations, grandi esclusi. Finalmente la notte più attesa del mondo cinematografico è arrivata, come sempre accompagnata da grandi sorprese e successi annunciati. Nonostante i molti titoli in lizza per l’ambita statuetta di miglior film, i due paladini della serata erano già stati identificati da mesi e lo scontro mediatico era tutto tra “Avatar” e “The Hurt Locker“, tanto da monopolizzare anche il pre show in diretta dal red carpet, dove a Cameron è stato continuamente chiesto cosa ne pensasse del lavoro della sua ex moglie, Kathryn Bigelow, e di quale sarebbe stata la reazione ad una sua eventuale vittoria.

La battaglia si è ormai conclusa e la vittoria di “The Hurt Locker” rimarrà indubbiamente nella storia, non solo perché la Bigelow è la prima donna a ricevere il riconoscimento per la migliore pellicola e la migliore regia, ma perché il suo è stato uno di quei film dagli scarsissimi risultati di botteghino, con un incasso di soli 13 milioni di dollari sul territorio statunitense. Insomma uno dei peggiori film vincitori di Oscar dal punto di vista finanziario, il che fa riflettere sul tipo di prodotto davanti al quale ci troviamo.

Ma, mentre tutti discutono su quale dei due film meritasse maggiormente di vincere, se il tecnologicamente avanzato blockbuster, che si è dovuto accontentare solo di riconoscimenti tecnici da parte degli Academy Awards, o il piccolo prodotto indipendente, forse sarebbe il caso di discutere anche delle altre pellicole che hanno animato questa, in fin dei conti, scontata lunga notte degli Oscar. Sapere che il quattro volte nominato Jeff Bridges abbia finalmente ottenuto il suo meritato riconoscimento per la splendida interpretazione di Bad Blake in “Crazy Heart” lascia sicuramente meno sbigottiti del vedere Sandra Bullock (che solo 24 ore prima aveva ricevuto il Razzie come peggior attrice dell’anno) ritirare la controparte femminile del premio, ma nessuno dei due è veramente una sorpresa, come non lo sono stati Christoph Waltz, “Up” o “Precious”.

Questa 82° edizione ci aveva promesso molto, a partire da una scoppiettante conduzione, pressocché inesistente, da parte di Steve Martin e Alec Baldwin, detentori delle redini di una cerimonia sembrata accellerata e sbrigativa nella prima parte e poi arenatasi durante la presentazione dei candidati a migliori attori protagonisti. Nessun discorso di ringraziamento memorabile, nessuna statuetta a sorpresa, nessun colpo di scena…tanto da azzardare che il migliore sul palco sia stato proprio Ben Stiller, che ha presentato i nominati per miglior make up sfoggiato un modaiolo trucco da Na’vi. Che fine hanno fatto le leggendarie notti degli Oscar?