Mamma adottiva per una sola ora, è così che si è sentita Maria Sicignano non vedente della provincia di Salerno. Ed è così che si definisce amaramente lei stessa, dopo che le è stata revocata la possibilità di adottare una bambina di 2 mesi.

Una storia piena di ostacoli e impedimenti, sei lunghissimi anni ricchi di speranze disilluse e cavilli burocratici. La vera motivazione non confermata è da ricercare nella cecità della donna, un ostacolo secondo la fredda burocrazia. La donna e suo marito sono stati dichiarati non idonei nel 2006 e costretti a seguire una serie di corsi di formazione genitoriale, sottoposti a controlli costanti per valutarne le possibilità e la capacità di gestire un figlio.

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Finalmente il via libera per avanzare una domanda di adozione nazionale presso i Tribunali di Sassari, Brescia e L’Aquila, con i relativi colloqui conoscitivi per valutarne nuovamente la predisposizione e la motivazione. Un calvario estenuante che ha condotto la donna e suo marito alla fatidica e insperata data del 7 maggio del 2011, invitandoli a presentarsi presso il Tribunale dell’Aquila per ottenere in affido preadottivo la piccola Giulia.

La coppia, come da richiesta, si è presentata presso il Tribunale con carrozzina e vestitino per la piccola e dopo i complimenti di rito, la gioia, la felicità gli è stato consegnato il decreto di idoneità. Ma il sogno si è interrotto a un passo dalla meta: una telefonata li ha raggiunti mentre entravano nella casa famiglia dove la piccola è accudita. Impossibilitati a portarla via con loro per via di un problema tecnico, un black out elettrico che aveva impedito al giudice di visionare la parte del fascicolo dove il pubblico ministero si esprimeva negativamente in merito.

La coppia, a cui è stata chiesta la restituzione del decreto di idoneità, si è rifiutata di sottoporsi all’ennesima tortura burocratica e invoca l’intervento del Ministro per le Pari Opportunità:

“Tra le motivazione del rifiuto forniteci poi, quella assurda della chiusura della nostra coppia al mondo esterno. Naturalmente abbiamo declinato l’invito del percorso psicologico e ora chiediamo giustizia al Ministro Mara Carfagna.”

Ha poi aggiunto Maria Sicignano:

“Mi sento come una donna che, nel giorno del suo parto, con carrozzina e tutina pronte per l’uso, ha perso la sua bimba, senza neppure vederla.”

Attorno a lei il sostegno del marito, Rocco Pascale, del fratello Andrea e alla cognata Lucia Calenda e del presidente dell’Uic di Salerno, Vincenzo Massa.

A questo indirizzo la notizia riportata dal servizio del Tg3.