Sono sempre meno oggi i decessi causati da tumori al seno, e la percentuale di sopravvivenza a questa malattia è arrivata addirittura a oltre il 90%. Il merito? È senza dubbio della prevenzione, anche se il rapporto tra benefici e costi sullo screening al seno e sulle mammografie è stato sempre molto dibattuto. Comunque, ad avvalorare la tesi che prevenire è meglio che curare, è arrivata una nuova indagine medica che conferma il ruolo fondamentale dello screening per diagnosi e cure preventive, visto che comunque il cancro al seno rimane sempre la prima causa della mortalità femminile tra i 35 e i 44 anni, anche se con una notevole diminuzione di casi.

Questa nuova indagine, pubblicata sul Journal of Medical Screening, è stata condotta dagli studiosi inglesi del Wolfson Institute of Preventive Medicine at Barts e della London School of Medicine and Dentistry su ottanta mila donne, inglesi e svedesi, dai 50 anni in su. I ricercatori, per trarre la conclusione a favore della diagnosi precoce che riesce a salvare la vita a due donne su tre, hanno confrontato i dati registrati prima e dopo l’introduzione dello screening mammografico nei due Paesi e si sono accorti che in Gran Bretagna, su 1000 donne sottoposte a screening, a 5,7 casi è stata salvata la vita, mentre a 2,3 è stato diagnosticato un nodulo di dubbia natura.

Il dubbio che rimane quindi, accertati i benefici della mammografia, è la somministrazione di cure e terapie. Troppo spesso, infatti, si sono verificati casi in cui per semplici noduli benigni le pazienti sono state sottoposte a cure troppo invasive e non necessarie. La cosa giusta da fare a questo punto è accertare la natura dell’anomalia, attraverso una biopsia, e metterla in relazione all’età della paziente e all’aggressività della malattia; dopo aver appurato tutto ciò sarà possibile procedere alla somministrazione di eventuali cure e terapie. Resta comunque l’importanza notevole della diagnosi precoce.

Nel nostro Paese sono sempre più diffuse le campagne di screening organizzate dalle singole Regioni, che controllano le donne tra i 50 e i 65 anni almeno una volta ogni due anni. Il problema resta però quello dell’adesione a queste campagne. Mentre al nord e al centro Italia le adesioni superano il 70%, al sud arrivano appena a superare il 30%. Gli esperti comunque raccomandano visite frequenti a chi è particolarmente esposto geneticamente a questo tipo di malattie, e consigliano controlli al seno anche per chi è in giovane età o, al contrario, per chi supera i 70 anni, utilizzando magari risonanze magnetiche, ecografie o visite senologiche.