In momenti incerti e confusi come quelli che stiamo vivendo, anche i bambini appaiono insicuri, nonostante certi atteggiamenti di prepotenza e apparente indifferenza.

In effetti, i profondi mutamenti sociali che hanno coinvolto in pieno la famiglia tradizionale rendono più difficile la funzione educativa dei genitori. A certe domande insistenti dei piccoli, ma anche dei ragazzi, non è facile dare la risposta giusta o magari quella che loro vorrebbero sentirsi dare. In realtà anche i genitori vivono momenti di difficoltà economiche, di adattamento alle situazioni nuove che quotidianamente sono costretti ad affrontare per garantire ai loro figli una vita serena.

In realtà, anche i bambini risentono dei disagi psicologici dei genitori e spesso li somatizzano. Ma qual è, dunque, il giusto modo di educare i figli anche in momenti economicamente, socialmente, moralmente difficili? Una volta i genitori erano certamente più severi, quasi ossessivi e anche repressivi, forse perché eredi di una concezione del ruolo dei genitori un po’ a livello di ”padre padrone”, ma molto spesso anche per amore o per correggere comportamenti sbagliati che avrebbero pesato sulla loro vita futura.

Noi pensiamo, sperando di stare nel giusto, che la virtù sta nel mezzo. Il compito dei genitori, di entrambi i genitori, è quello di impartire ai loro figli un’educazione sana, nella quale la permissività eccessiva è altrettanto pericolosa quanto la repressività ad oltranza, in quanto trasmette solo insicurezza e insoddisfazione. Innanzitutto i genitori devono imparare ad ascoltare i loro figli, a capire i loro bisogni e le loro sensazioni e aiutarli nel percorso della crescita e dello sviluppo.

Capire la loro inesperienza e le loro reazioni di fronte ad eventi che provocano involontariamente o anche per partito preso. Di solito, se sbagliano, loro tendono ad assumere un atteggiamento provocatorio e menefreghista, come volessero dimostrare che a loro non interessa ”apparire” per quello che non sono, ma ”essere” quello che sono: mostrare, in sintesi, il loro vero carattere.

Dare, quindi, ai propri figli lo spazio e i tempi per crescere e capire, senza comportarsi mai da giudici ma da educatori, confrontandosi con i loro ”voglio” e imparando a dire ”NO”, quando è il caso di porre dei limiti. Le regole non sono medicine da somministrare al momento di una malattia, ma sono comportamenti sani e giusti da insegnare nel quotidiano, che trasmettono ai figli la sicurezza, l’amore e l’attenzione di cui hanno bisogno per maturare.