La moda può essere altamente inquinante: è ciò che sta succedendo in Cina e che sta coinvolgendo le industrie di alcune tra le maison più importanti del mondo. Nike, Adidas, Burberry, Zara, H&M, Wal-Mart e Levi’s sono sotto accusa per aver importanto in Cina non solo l’occupazione, ma anche – e soprattutto – l’inquinamento.

La moda non è solo green ed ecologica: proprio durante il ciclo produttivo e la lavorazione dei tessuti l’ambiente non viene tutelato. Due ricerche hanno confermato quanto sta accadendo nel Paese asiatico: quella dell’associazione ambientalista FON (Friend of Nature) e quella della IPE, l’Institute of Pubblic and Enviromental Affairs.

L’industria tessile riversa ogni anno 25 tonnellate di acque di scarico altamente inquinanti e ciò sta contaminando e intossicando fiumi, laghi, mari, l’atmosfera, ma anche la terra e le falde del sottosuolo. Lo scarico prodotto dallo stampaggio delle stoffe incide addirittura per l’80% sugli scarichi dell’intero settore. Tutto sarebbe dovuto alla scarsa efficienza idrica delle industrie tessili e alla mancanza di un sistema di scarico stabile.

In altre parole, il filtraggio non avviene in modo opportuno e le filiere tessili scaricano direttamente le acque nere. Ma Jun, direttore dell’IPE, ha sottolineato l’importanza della presenza di tali marchi in Cina, visto il gran numero di posti di lavoro creati: tuttavia servono maggiori controlli e garanzie di sicurezza, affinché il sistema di scarico dei rifiuti industriali avvenga secondo legge.

Nel frattempo, le organizzazioni ambientaliste hanno recapitato ai CEO dei marchi coinvolti alcune lettere contenenti i risultati delle indagini sull’ambiente. Adidas ha garantito che, qualora vengano scoperte irregolarità nel ciclo di produzione, prenderà misure correttive e, se necessario, sospenderà il rapporto di affari con la Cina.

Fonte: Agi