La noia sul lavoro può essere uno stimolo non indifferente. Additata da tutti come controproducente, studiata per poter essere debellata dai luoghi di lavoro, la noia è sempre stata vista come il nemico dei lavoratori e, soprattutto, della produttività e della resa professionale.

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Tuttavia, recenti studi affermano che la noia sul lavoro sarebbe produttiva e necessaria: infatti, aumenterebbe la creatività nella mente del lavoratore annoiato.

L’Università del Lancashire ha portato avanti uno studio molto interessante, sottoponendo a test due gruppi di persone. Al primo gruppo sono state assegnate mansioni stimolanti e che necessitavano di un forte impegno mentale, mentre al secondo sono stati assegnati compiti passivi e noiosi, come riunioni o gesti ripetitivi e meccanici.

Dopodiché è stato chiesto ai due gruppi di svolgere attività creative. Sorprendentemente, il secondo gruppo, quello impegnato in situazioni noiose, è stato quello che, sul momento, ha sviluppato maggiore creatività.

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Il che significa che annoiarsi produce creatività. In che senso? Un lavoro ripetitivo e meccanico, gli occhi persi nel vuoto durante una riunione di lavoro a cui, per stanchezza o noia, non si presta attenzione permettono di tenere il cervello in stand-by. In altre parole, la mente si riposa, ma, al contempo, lavora latentemente per qualcosa di più interessante o stimolante.

Ciò significa che un cervello in grado di riposarsi è un cervello maggiormente produttivo, in grado di essere pronto al momento giusto. Al contrario, rischia di essere controproducente la continua iperattività di cervelli impegnati costantemente in situazione accese, agitate, spinte al limite.

In quest’ultimo caso si rischia di non avere più un istante di quiete e, quindi, senza riposarsi, il pericolo è che la mente non riesca ad essere più all’altezza di situazioni in cui è richiesto impegno, attenzione e creatività.

Lavorare di continuo senza mai staccare la spina può spingere anche al workhaolism, una vera e propria malattia che induce il lavoratore a lavorare anche nei contensti più impensabili, lasciando il cervello perennemente acceso e portandolo ad un progressivo esaurimento.

La creatività è qualcosa che sorge solo dopo momenti di stasi, riposo, riflessione, osservazione. Il cervello immagazzina senza freni per poi dar vita, una volta rimessosi in moto, all’attività creatrice. Questo è ciò che, da sempre, insegnano gli artisti più prolifici e originali.