Unico film italiano presentato in concorso al 63esimo Festival di Cannes, “La nostra vita” del regista italiano Daniele Luchetti ha debuttato al cinema il 21 maggio.

Il film è una commedia agrodolce sulla famiglia italiana di oggi, divisa tra lutti, lavoro e ricerca del benessere. Il cast annovera attori del calibro di Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese e Luca Zingaretti.

In occasione dell’anteprima stampa del film, la 01 Distribution ha invitato DireDonna alla conferenza stampa con il regista Luchetti, che ha avuto luogo prima della sua partenza per Cannes.

Il regista ha affrontato molti temi importanti e ha fornito molti spunti di riflessione. Ne riportiamo solo le battute più salienti.

Come nasce l’idea del film?

“Volevo un personaggio che fosse dentro i meccanismi del lavoro. Ho passato personalmente molto tempo nei cantieri, ho parlato con amici che ci lavorano, mi sono molto documentato sull’argomento. Così ho scoperto la realtà di “Quelli di Frosinone”, quegli italiani che possono permettersi di aspettare di più per essere pagati maggiormente di fronte agli extracomunitari che vengono pagati poco e in nero.”

Al centro del film c’è la figura di un padre. Essere padre ti ha aiutato?

“Una delle idee centrali del film è il venire meno della figura femminile: il padre cerca di gestire l’emergenza, ma non sa come fare. Non parla mai veramente con i figli, li tratta come pacchi postali. I figli sono considerati solo dei pesi ingombranti. La paternità invece dovrebbe essere un valore importante.”

La storia si ambienta nei quartieri periferici di nuova costruzione. Perché questa scelta?

“C’è una standardizzazione del benessere. Con pochi soldi puoi avere una casa con terrazzo, garage, centro commerciale vicino con multisala annesso. Però non c’è alcun servizio culturale e la città è lontana e mal collegata. Si ha l’illusione del benessere, anche se si è relegati in un non luogo, dove la cultura non è importante perché la gente non deve riflettere o imparare a pensare con la propria testa”.

Il protagonista inizialmente sceglie la scorciatoia per poi ritrovare i propri valori.

“Questa è l’abitudine di un Paese intero. Il protagonista sceglie scorciatoie, come tutti, con naturalezza e disinvoltura. Volevo sottolineare la naturalezza con cui queste scelte vengono fatte da tutti quotidianamente”.

Il ministro Bondi ha annunciato che diserterà Cannes in polemica contro “Draquila”, il film di Sabina Guzzanti, che a suo avviso offende l’Italia. Cosa ne pensa a riguardo?

“Penso che “Bondi contro Draquila” sarebbe un bellissimo titolo per un film di serie B! Ogni volta che un film racconta quello che succede nel nostro Paese, subito i politici ci accusano di “lavare i panni sporchi in piazza”. In realtà l’artista che vive in democrazia ha la libertà di raccontare quello che vuole. Sono fiero di tutti gli artisti liberi”.