Ai ritmi attuali, la crescita delle donne nei posti di lavoro non taglierà mai il traguardo dell’assoluta parità. Ma c’è una buona notizia (si fa per dire): invertendo il rullino di marcia, cioè ipotizzando che gli uomini abbiano le chance oggi delle donne e viceversa, nel 2183 finirà fitfy fitfy.

Vi pare troppo? Effettivamente è qualche anno di meno per certe professioni, ma niente che faccia sperare le tante ragazze che hanno appeso una laurea alla parte. Per non parlare della magistratura, dove il gentile sesso è entrato solo cinquant’anni fa e per compensare questo ritardo bisognerebbe arrivare fino al 2601.

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Cinquecento anni per la parità delle donne in tutte le professioni, dunque. Un numero che dice tutto, con la freddezza delle proiezioni statistiche che ha adoperato Rossella Palomba, ricercatrice del Cnr ospite del festival di antropologia contemporanea “Dialoghi sull’uomo” che si terrà a Pistoia nel fine settimana.

Ovviamente si tratta di una provocazione, ma molto intelligente, perché dimostra come la semplice demografia (cioè lo sviluppo naturale delle società e delle economie) non possa sostenere una speranza ragionevole di avere parità. Miglior sponsor per le politiche di promozione (tra le quali l’esempio più noto sono le quote rosa) non ci poteva essere. Se non si interviene politicamente, perché la società si convince che è giusto, la tendenza è di una lentezza così esasperante da rasentare lo zero.

La questione dell’uguaglianza è molto complessa: ci sono fattori oggettivi discriminatori, e altri fattori soggettivi che peggiorano le cose. Però esistono ostacoli nei percorsi delle donne che vanno rimossi, come spiega la stessa Palomba:

“Basti pensare che il recente provvedimento voluto a livello europeo che prevede il 20% di donne nei CdA dal 2012 e 33% dal 2015 non è stato accolto con soddisfazione ma se ne sono messe subito in luce le difficoltà. Eppure è dimostrato che le società italiane quotate e non quotate, con almeno il 20% di donne nel top management hanno ottenuto nel triennio 2007-2009 una redditività superiore a quelle che hanno meno del 20% di presenza femminile.”