Essere costretti a dare la password di Facebook per avere maggiori speranze di ottenere un lavoro. Uno scenario impossibile in Italia, ma non negli USA. Enti pubblici prima di un colloquio di lavoro, ma anche scuole, chiedono ai candidati e agli studenti le loro password per dare un’occhiata ai profili Facebook.

Una pratica assolutamente vietata perché non rispetta la privacy dell’individuo – soprattutto se si tratta di un maggiorenne – ma nonostante le leggi americane siano generalmente migliori delle nostre, è scoppiato uno scandalo lanciato dalle più grandi testate giornalistiche.

I casi, nel Maryland, in Minnesota, nella Carolina si stanno moltiplicando. Ma come? Il principio – ed è anche il problema – risiede nella conferma che Facebook è uno specchio fedele della personalità di un candidato.

l passaggio per cui questo social network è diventato da possibile ottimo strumento di promozione di sé (anzi, bisogna saper aggiornare il cv virtuale) a curriculum alternativo è stato quasi naturale. Ma in realtà non è legale. Certo, non si può impedire al responsabile delle risorse umane di “spiare” la nostra attività in Rete – spetta a noi proteggerla come meglio crediamo – né evitare che chieda il permesso di vederne la parte pubblica, magari davanti a noi.

Tuttavia, in caso questa moda arrivi anche in Italia, sappiate che non è consentito; non assumere un candidato perché non fornisce una password è una discriminazione bella e buona.

Gli USA si sono formati sulle battaglie civili e gli emendamenti alla Costituzione: chissà che presto non ne aggiungano uno dedicato ai profili personali online.

Fonte: oneWeb2.0