La rivincita gioiosa della mutanda (ovvero: la risposta ideale al parroco di Lerici)

Non amo particolarmente il Natale. Non per la festa in sé, un compleanno è pur sempre un evento gioioso. Il problema è lo stillicidio delle canzoncine natalizie che echeggiano ovunque, lo strazio dei babbi Natale impiccati alle finestre, le lucette mal posizionate che disturbano il mio invadente senso estetico e la gente frettolosa che spintona per farsi strada a caccia di regali, gente spietata che passerebbe sul tuo cadavere pur di aggiudicarsi proprio quella cosa lì.

Quest’anno a tutta questa festosa atmosfera si è andato ad aggiungere un evento che, più che avvicinarmi allo spirito natalizio carico di buoni sentimenti, mi ha regalato l’aplomb di un’erinni.

Ringrazio, per questo ulteriore accartocciamento di visceri (sono riconosciuta regina della somatizzazione e grande sostenitrice dell’amico Gaviscon), l’ormai celeberrimo parroco di Lerici (per la precisione di San Terenzo, che specifichiamo per evitare incazzature altrui) che ha deciso di appendere, a mo’ di monito, sulla porta della chiesa del paese, quel capolavoro di apertura mentale e modernità dell’articolo di Pontifex, noto sito di comprovate idee cattoliche progressiste, in cui si diceva in soldoni  che, ahimè, la violenza sulle donne è una cosa deplorevole, ma in fondo alcune di loro se la sono andata a cercare.

Non mi soffermerò molto su questa posizione che, da tanto che è stupida, non merita spreco di tempo e parole. È una schifosa, maschilista, machista, vergognosa, colpevole idiozia pregna di misoginia, e basta.

Vorrei invece attirare l’attenzione su quella che a me piace leggere come una risposta ai vari parroci di Lerici sparsi per il mondo, e sparsi anche dentro molte persone, ignare talvolta di ospitare in sé un mostro di tal fatta.

Mi riferisco a un flash mob di qualche giorno fa, che ha visto protagoniste centinaia di persone in molte città, Milano e Torino comprese. Si tratta del “No pants subway ride” (foto by InfoPhoto), iniziativa nata a New York dieci anni fa, e poi diffusasi in tutto il mondo. Semplicemente, i partecipanti a questo flash mob sono usciti di casa vestiti di tutto punto, ma “dimenticandosi” i pantaloni. Questa iniziativa non aveva grandi pretese, se non quella di cantare un inno alla leggerezza, alla capacità di non prendersi troppo sul serio.

Sicuramente i bizzarri personaggi che si sono aggirati per Milano in mutande, sfidando freddo, forze dell’ordine e benpensanti, non avevano la minima intenzione di lanciare alcun messaggio al nostro caro parroco. Ma a me piace vederla così, perché questo è il solo genere di risposta che si mi sento di dare a certa gente. Mi piace pensare che certe brutture culturali possano essere sconfitte col sorriso.

Perché, boriosi personaggi ricolmi di pregiudizi, una cosa deve essere chiara: una risata vi seppellirà.