Con La Scoperta dell’Alba, la romana Susanna Nicchiarelli torna sul grande schermo dopo l’esordio nel 2009 con Cosmonauta, pellicola che le è valso il premio Controcampo Italiano alla 66ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Tratta dall’omonimo romanzo scritto da Walter Veltroni, la regista ritorna sul grande schermo dopo la presentazione in concorso nella sezione Prospettive Italia del Festival Internazionale del Film di Roma 2012.

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Protagonista de La Scoperta dell’Alba è Margherita Buy, affiancata dalla stessa Nicchiarelli nel ruolo delle due sorelle Caterina e Barbara Astengo. Tra i comprimari, figurano invece Sergio Rubini che ritorna a lavorare con la regista dopo la precedente esperienza nel suo esordio dietro la macchina da presa, Lino Guanciale, Lina Sastri e Gabriele Spinelli.

A Roma, nel 1981, Mario Tessandori viene ucciso da sette colpi di pistola sparati dai brigatisti nell’università dov’era insegnante; poco tempo dopo anche Lucio Astengo, amico e collega che aveva assistito alla scena, scompare improvvisamente. Caterina (Buy) e Barbara (Nicchiarelli) Astengo, all’epoca due bimbe di sei e dodici anni, sono ormai diventate adulte: passati trent’anni da quel giorno, sono ormai decise a mettere in vendita la casa al mare appartenuta alla famiglia e da tempo disabitata. Per curiosità, Caterina prova ad alzare la cornetta del telefono rimasto nell’abitazione e scopre che, nonostante il tempo trascorso, c’è ancora segnale di libero nonostante la linea sia staccata; dopo alcuni tentativi prova a comporre il numero della loro vecchia casa e, inspiegabilmente, sente squillare: a rispondere, è la voce di una bambina, proprio la sua di anni prima, una settimana dalla scomparsa del padre. È così che la donna prova a sfruttare l’occasione di una vita: scoprire la verità dietro agli eventi accaduti e mai risolti.

Lo spunto è interessante: infatti, il romanzo di Veltroni concede a Susanna Nicchiarelli la possibilità di sfruttare l’espediente fantastico della telefonata capace di superare le barriere del tempo per affrontare una storia dai risvolti suggestivi, a cavallo della terribile epoca del brigatismo. A tenere alto il nome del cast c’è l’interpretazione di Margherita Buy che, nonostante le sue riconosciute doti, non riesce neanche in questo caso a strapparsi di dosso quell’ormai consolidata aura da donna dominata da un costante tumulto interiore; anche la Nicchiarelli stessa non delude, insieme alla piacevole presenza di Rubini.

A cercare di sostenere una sceneggiatura che di certo non brilla per originalità, appesantita da dialoghi poco originali e una lentezza di fondo che si protrae per quasi tutta l’ora e mezza di pellicola, c’è la colonna sonora dei Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo, i quali continuano il sodalizio con la Nicchiarelli per la sua seconda prova, mentre sui titoli di coda scivolano piacevolmente i Subsonica con il brano che riprende il titolo stesso del film.

Un’opera seconda riuscita solo in parte, nonostante le potenzialità espresse dal soggetto, fortemente rimaneggiato in fase di scrittura, e dalla regista; se la fotografia riesce a riportare le atmosfere tipiche dei primi anni Ottanta, lo stesso non si può dire dello script che si lancia fin troppo sull’onirico, producendo un risultato poco coinvolgente e privo del mordente necessario a fare dell’opera seconda della Nicchiarelli qualcosa di più di un viaggio interiore per pochi intimi.