La scuola italiana non agevola lo studio di più lingue: un sondaggio condotto nelle biblioteche della Capitale mostra come tutti – in primis le donne – conoscano almeno una lingua straniera, ma solo il 26 per cento degli studenti si spinge oltre questo limite, contro la media UE del 50 per cento. Sono in molti, tuttavia, a voler studiarne un’altra, ma non solo europea: vanno forte l’arabo e il cinese.

I dati, secondo l’Eurispes, mostrano tuttavia da quanti lati la famiglia italiana è colta dall’interesse per le lingue del mondo: si comincia con la scuola, dove i figli sono ormai sempre più abituati – in particolare nelle primarie e nelle scuole dell’infanzia – a convivere con lingue e culture differenti, si prosegue con l’università, dove la scelta degli studi e l’orientamento verso l’estero (anche a causa della crisi economica italiana) vedono il superamento delle frontiere come una tappa quasi obbligata, e si finisce con la famiglia, dove la conoscenza delle lingue diventa sia uno strumento di lavoro sia un piacere per arricchire i propri viaggi e le vacanze.

Certo, le lingue non sono tutte uguali: tra gli italiani (almeno stando al campione romano) sembra proprio che la lingua di Shakespeare predomini ancora (96 per cento) sul francese (42 per cento), lo spagnolo (26,6) e il tedesco (9,1). Molti intervistati vorrebbero imparare lo spagnolo o il tedesco, ma ancora di più le lingue extra europee: il 40,8 per cento di chi vorrebbe conoscere un’altra lingua indica il cinese, il 32 per cento l’arabo, il 24,8 per cento il giapponese e il 15,7 per cento il russo. Insomma, le nazioni in ascesa o stabili economicamente e demograficamente.

Le donne, comunque, sono decisamente più portate per le lingue rispetto ai maschi: il 57 per cento conosce almeno altre due lingue oltre all’italiano (contro il 43,5 degli uomini), il 21,8 per cento ne conosce addiritura tre. La direttrice del Goethe institut, Susanne Hoehn, ha così commentato l’esito di questo sondaggio:

«In Europa si parla sempre di soldi e ci si dimentica troppo spesso che invece l’Unione Europea è prima di tutto un progetto culturale.»

In questo quadro stonano ovviamente i dati poco confortanti sulla conoscenza della nostra lingua, l’italiano, tra gli studenti, in particolare delle superiori. Si moltiplicano i progetti per migliorare la lingua italiana, arrivata a livelli di competenza bassissimi tra le nuove generazioni, sempre alle prese con strumenti, siti Internet e applicazioni software concettualmente anglosassoni. La lingua è sempre in mutamento ed è giusto che si contamini, ma per continuare a vivere anche in futuro qualcuno dovrà pur saperla parlare.

Fonte: Commissione Europea – Eurispes