Cintamani Puddu è una ragazza nata a Roma 21 anni fa: il nome induista venne scelto dai genitori in virtù della loro fede Hare Krisnha. La vita, da subito, non è stata facile per lei: il padre se ne va di casa quando è piccolissima e, a 16 anni, Cintamani scopre di essere incinta. La madre non lo accetta, il fratellino è appena adolescente e non può essere d’aiuto: eppure la ragazza, contro tutto e tutti, decide di diventare mamma.

Decisione che porta avanti tutt’oggi, pur tra mille difficoltà: e quando il mondo dei cosiddetti “adulti” ha deciso che la sua bambina sarebbe stata meglio senza di lei, Cintamani si è ribellata e ha lottato come un leone, scrivendo al sindaco di Roma e ai giornali.

E un giornale, il quotidiano free press City, riporta la sua toccante e coraggiosa storia in un’intervista alla ragazza. Cintamani è infatti balzata all’attenzione dei media durante lo scorso febbraio quando, a seguito della minaccia da parte dei servizi sociali di toglierle la custodia della figlia, scrisse una lettera al sindaco Alemanno, ponendo una questione che in realtà riguarda tutte le donne:

In questo Paese si predica la proliferazione. Vedo continuamente servizi sul come “nascono pochi bambini” o “le persone non fanno più figli” o “i giovani restano a casa dei genitori troppo a lungo”: ogni volta, mi viene un malore al solo pensiero. Perché mai, e sottolineo mai, ho sentito un servizio del genere che dicesse la verità sul perché succede. Mantenere un bambino, in Italia, è diventato davvero difficile. Non posso permettermi nemmeno di andare dal dottore se sto male perché per me significherebbe perdere un giorno di lavoro e rischiare il posto.

L’appello della ragazza non è passato inosservato: dopo questa lettera, il sindaco di Roma è infatti intervenuto offrendole una sistemazione all’interno di una struttura per ragazze madri. Che Cintamani però ha rifiutato: sarebbe stata solo una soluzione temporanea e troppo restrittiva per lei, che è pur sempre una ragazza di 21 anni e, nei limiti dei possibile, cerca di vivere almeno un poco come le ragazze della sua età. Cosi Cintamani e Sinta (la sua bambina, che ha oggi 4 anni) restano per il momento nella casa popolare che hanno occupato al quartiere Monteverde: lì la ragazza ha alcuni parenti che le possono dare una mano mentre lei, che nonostante tutto è riuscita a prendere il diploma di scuola superiore, svolge il suo stage come programmatore Web a 600 euro al mese.

Ma una risposta alla domanda gridata nella sua lettera non è ancora arrivata: chi aiuta le donne, e soprattutto le giovani madri senza una rete sociale su cui contare, in difficoltà?