La talpa”, il nuovo film del regista svedese Tomas Alfredson, arriva oggi nei cinema italiani dopo la presentazione alla 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove è stata presentata in concorso, raccogliendo un notevole riscontro da parte di pubblico e critica. Tratto dal romanzo di John le Carré “Tinker, Tailor, Soldier, Spy”, nome adottato anche dallo stesso film nella versione originale, porta sul grande schermo un’intricata storia di spionaggio già apparsa sulla TV britannica grazie alla miniserie con Sir Alec Guinness nel ruolo di George Smiley, il disincantato membro dei servizi segreti inglesi con una propensione per le strategie piuttosto che per le azioni.

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Oltre ad Alfredson, per la prima volta alle prese con un film in lingua inglese e conosciuto dal grande pubblico per il successo dell’horror intimista “Lasciami entrare” (Låt den rätte komma in) del 2008 e a un Gary Oldman in grande spolvero per uno dei personaggi più riflessivi della sua intera e lunga carriera, il film gode di un cast di nomi illustri della scuola britannica. Al fianco del premio Oscar Colin Firth ci sono infatti John Hurt, Mark Strong, Toby Jones e Stephen Graham, solo per nominarne alcuni; nomi che giocano sapientemente con gli intrecci e gli intrighi che si susseguono durante le due ore abbondanti di pellicola.

In piena Guerra Fredda l’agente George Smiley (Oldman), richiamato dall’Intelligence britannica, è alle prese con una nuova missione: scovare la talpa che si nasconde tra i pezzi grossi dell’agenzia, analizzando le sue mosse e bloccando i suoi contatti. Una volta stretta la cerchia dei possibili colpevoli, Smiley dovrà affrontare un compito difficile: svelare il nome della spia, senza rimanere travolto da un passato fatto di amicizie e vecchie rivalità.

Bastano pochi minuti per capire la vera essenza de “La talpa”: un film esteticamente impeccabile, valorizzato da magistrali scelte tecniche da parte di Alfredson che riporta in vita gli anni Settanta dell’ambientazione con una cura dei dettagli quasi maniacale. Un mix intelligente che riesce a bilanciare gli elementi portanti del genere spy con la forza impetuosa dei sentimenti, dirompenti ma al contempo nascosti sotto il velo di disillusione di {#Gary Oldman} che si rivela il miglior interprete grazie alla sua interpretazione razionale e compassata.

In 127 minuti, pochi rispetto agli intrecci del romanzo di Le Carrè, Alfredson dona nuova linfa vitale a un coinvolgente ritratto vecchio stile di un’avvincente storia dal ritmo serrato, incalzante, che lascia incollati sulla poltrona fino ai titoli di coda. Un prodotto di qualità dunque, che non può lasciare indifferenti gli amanti delle storie che lasciano col fiato sospeso; diverso probabilmente il parere degli estimatori dell’originale, a causa di un’inevitabile taglio dei tempi e di licenze poetiche che differiscono dal romanzo.

C’è molto altro dietro a “La talpa”, che esula dall’importanza di far fuori la serpe in seno: sono altri i giochi di potere che mirano a dirigere una nazione. Come in ogni partita di scacchi, bisogna essere pronti a sacrificare i propri pedoni per tenere in salvo il Re e, questo, Smiley lo sa e lo dimostra giocando al meglio i suoi pezzi più importanti.