I comuni mortali dovranno attendere il 24 maggio, ma una nutrita schiera di privilegiati ha già potuto prendere parte al Costanzi all’evento dell’anno: “La Traviata” ideata e co-prodotta dalla Fondazione Garavani- Giammetti, firmata da Sofia Coppola (premio Oscar per la migliore sceneggiatura di “Lost in Translation“) con i costumi di Valentino Garavani e della Maison Valentino.

Smoking e abito nero per gli uomini, abito lungo per le signore. Per molte di loro era firmato, naturalmente, Valentino. Teatro tirato a lustro per l’occasione in attesa di quello che si preannuncia un vero e proprio evento per l’opera: l'”Anteprima Valentino” di domenica 22 maggio al Teatro dell’Opera di Roma è stata una avant-première per il grande stilista che ha firmato i costumi per Violetta interpretata da Francesca Dotto (che si alternerà con Maria Grazia Schiavo).

Nel cast anche Antonio Poli nei panni di Alfredo, Roberto Frontali in quelli di Germont e Anna Malavasi nei panni di Flora. A dirigere il celeberrimo melodramma di Giuseppe Verdi, Jader Bignamini sul podio dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. A firmare le scene, invece, Nathan Crowley (già scenografo di “Batman Begins” e del “Cavaliere oscuro” ): minima e quasi essenziale, impreziosita soltanto dal tocco brillante dell’oro degli stucchi e dei cristalli dei lampadari, su cui domina una grande scala bianca che sembra di pizzo nel primo atto, ambientata in una sorta di grande serra molto industrial, con metallo e piante di gardenia come giganteschi bonsai in vasi d’ispirazione orientale, nel secondo.

Galleria di immagini: Le foto dei costumi Valentino per la Traviata di Sofia Coppola

Basata sul libretto di Francesco Maria Piave, ispirata a “La Dame aux camélias” di Alexandre Dumas figlio, “La Traviata” è una delle opere più famose di Giuseppe Verdi (non per niente è l’opera che fa versare fiumi di lacrime anche a Vivian, altra “traviata”, protagonista di “Pretty Woman“) la tragedia dell’amore vero che non può che commuovere per il finale drammatico.

Per Violetta, incarnazione di un tragico sogno, Valentino in persona, l’ultimo grande imperatore della moda, ha disegnato i 4 costumi (in una sola e ora mezza): per il primo atto, un incantevole abito nero con ampio scollo e una lunghissima coda verde petrolio, un bellissimo abito del più classico rosso Valentino, un abito uscito dall’illustrazione romantica di un libro dell’Ottocento, con la grande gonna ripresa dietro (per cui ci sono volte 800 ora di lavoro nell’atelier di Piazza Mignanelli) e poi un castigato bianco virginale dove torna il motivo della mantellina ottocentesca.

Non da meno sono stati Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, direttori creativi della Maison Valentino, nel creare i costumi di Flora (cuciti in atelier) e quelli indossati dal Coro (in collaborazione con la sartoria del Teatro dell’Opera): quel bianco che fa pensare al teatro classico con sfumature pastello – dal glicine al verde – della prima scena, fino alle trasparenze nere e sensuali del secondo ballo al terzo atto, con il tocco spagnoleggiante da Carmen.

Lo spettacolo è già record d’incassi (il più alto in tutta la storia del Teatro dell’Opera di Roma: basti pensare che sono stati già incassati un milione e 200 mila euro con una produzione costata – in tutto invece – 1 milione e ottocentomila euro), ci sono già richieste dal Giappone e da Valencia e si preannuncia un successo di pubblico e critica, anticipato da applauso e standing ovation per tutti: l’orchestra e il coro del Teatro dell’Opera, i giovani interpreti e il maestro Jader Bignamini.

In piedi anche il pubblico delle occasioni più glamour, che ha visto in platea da Keira Knightley a Kim Kardashian, da Luke Evans a Olivia Palermo fino a Elizabeth Hurley, nel palco reale i ministri Padoan, Boschi (accompagnata da Roberto Giachetti) e Franceschini, tra le star di casa nostra Monica Bellucci, Stefania Sandrelli, Adriano Giannini, Eleonora Abbagnato e Christian De Sica, Raoul Bova Rocio Munoz Morales . In prima fila, ça va sans dire, Francis Ford Coppola, visibilmente commosso per la prova della figlia. Alla fine festa grande organizzata all’Acquario Romano.

Dopo Dolce &Gabbana, dunque, e la loro diversificata collaborazione con la Scala di Milano, la moda si candida di nuovo a salvare l’opera e il melodramma, mondo illustre e di grande cultura che rischia di perdere spettatori a causa dell’età anagrafica dei suoi avventori e di perdere così la propria importanza nel panorama culturale.