La vita facile” è una commedia agrodolce di Lucio Pellegrini, con Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino e Vittoria Puccini, in uscita oggi nei cinema.

La storia si ambienta tra Roma e il Kenya. Mario (Pierfrancesco Favino) e Luca (Stefano Accorsi) sono due amici che si frequentano fin dai tempi della facoltà di medicina dell’Università di Roma. Luca è innamorato di Ginevra (Vittoria Puccini), che invece sceglierà di sposare Mario. Per questo motivo Luca decide di andare in Africa a lavorare per un’organizzazione non governativa. Dopo dieci anni Mario, che ormai è un famoso chirurgo di Roma, decide di andare a trovare Luca in Africa per ritrovare se stesso. L’arrivo inaspettato di Ginevra riaccenderà vecchi amori e svelerà nuovi segreti.

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“La vita facile” è una commedia sull’uomo moderno, le sue debolezze, le sue paure. Il tema del viaggio diventa, come da solito cliché abusato spesso da letteratura e cinematografia, occasione e pretesto di un percorso emotivo-sentimentale per maturare e cambiare.

La prima parte del film racconta una storia classica, non originale, di amori, amicizie e tanti sentimenti positivi. Si arricchisce anche di gag divertenti grazie all’interpretazione simpatica del borghese romano che arriva in Africa, terrorizzato dalla sporcizia, dall’estrema miseria e dalle persone di colore. La seconda parte della pellicola invece stravolge la storia, con colpi di scena a sorpresa e spiazzanti che annichiliscono lo spettatore per la sua ferocia e crudeltà. Il film così risulta essere una specie di “Dr. Jekyll e Mr. Hyde“.

Il film, in questo modo, sembra incentrarsi inizialmente nel raccontare l’individuo, fragile e gentile, che poi si trasforma inevitabilmente a causa del vile denaro. Non c’è più amore, per la donna dei propri sogni né tantomeno verso quei milioni di bambini africani che muoiono ogni giorno, non c’è più onestà o purezza d’animo dinanzi la possibilità della ricchezza facile, dei soldi sporchi.

La pellicola così lascia perplessi sotto molti aspetti. Le gag divertenti sono spesso razziste e misogine. Le stesse figure femminili del film sono tratteggiate tutte in maniera negativa, senza alcuno spessore o sentimento. La sceneggiatura poi risulta a singhiozzo, cerca nei flashback le spiegazioni di una realtà che risulta confusa e piatta. I due protagonisti maschili cercano di sorreggere l’intero costrutto narrativo, senza grande successo nonostante le indiscutibili doti artistiche di entrambi. Così al personaggio divertente e spassoso di Favino, macchietta ironica del borghese romano medio, si affianca un più cauto Accorsi, spesso assente o comunque indeciso per il suo ruolo striminzito.

“La vita facile” è una commedia agrodolce che lascia molti interrogativi aperti.