Amare, dolci, salate, di sollievo, di commozione, da coccodrillo, persino di gioia. Sono le lacrime, e a detenere il record di litri versati sono le donne. A dare scientificità a ciò che era evidente alla maggioranza è una ricerca dell’Istituto Tedesco di Oftalmologia.

Quanto piangiamo? Secondo lo studio, piangiamo circa un giorno su sei, per un totale di 64 volte l’anno. Stacchiamo di ben 4 volte gli uomini che, con la loro media di una volta ogni 17 giorni, raggiungono un “arido” totale di 22 volte l’anno. C’è però da dire che le donne hanno livelli di prolattina maggiori e ghiandole lacrimali più grandi, quindi la differenza ha sostanzialmente basi biologiche.

Il nostro pianto è anche più prolungato: 6 minuti rispetto ai 4 dell’uomo. Inoltre, il 65% delle donne piange a singhiozzo (il nostro modo di piangere è definito dai ricercatori più drammatico e straziante) contro il 6% degli uomini.

La colpa è soprattutto di un senso di insufficienza, o di conflitti di difficile soluzione o del ricordo dei tempi passati. Gli uomini, invece, spesso piangono per compassione oppure a causa della fine di una relazione.

Insomma, piangere fa parte dell’essere umano, e fino ai 13 anni non c’è differenza di genere. Successivamente, la differenza è culturale: piangere non è una cosa da maschi, e un uomo in lacrime fa pensare a una situazione davvero grave, mentre sono socialmente accettate le lacrime maschili di fronte a un lutto, una nascita, un matrimonio.

La brutta notizia è che siamo ufficialmente e scientificamente delle piagnone. La buona notizia è che piangere fa bene. Forse pochi sanno che esiste una scienza che studia le lacrime: la dakriologia.

Un altro studio, proveniente dall’Università del Minnesota affermava già lo scorso anno che l’88% delle persone si sente meglio dopo aver pianto, mentre solo l’8,4 prova il contrario. Questo perché le lacrime emotive (non quelle da cipolla sbucciata o corpo estraneo nell’occhio) portano via con sé alcune sostanze chimiche generate dall’organismo in caso d stress e quindi piangere ripristina lo stato di equilibrio psico fisico.

Il docente di farmacia che ha guidato la ricerca, William Frey, ha anche pubblicato un libro in merito, “Crying: the mystery of tears“. Ciò che resta un mistero per noi italiani, al momento, è come sia possibile che abbia preso piede all’estero, per esempio a Londra, la tendenza dei locali dedicati alla tristezza, i cosiddetti “crying clubs“. In questi posti ci si può sfogare con gli amici o in solitudine, magari davanti a un film strappalacrime o a un libro particolarmente commovente.

Sotto sotto, immaginando la scena, non vi scappa da ridere?