Lady Diana moriva quindici anni fa a Parigi sotto al tunnel dell’Alma, dopo una rocambolesca fuga dai paparazzi a seguito di una romantica (ma non troppo, perché interrotta bruscamente) cena al Ritz con quello che poi sarà consacrato come l’amore della sua vita Dodi al Fayed. Che con lei divise un triste destino di morte, che diede adito a numerose teorie del complotto.

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Innegabile è che certa stampa abbia voluto sempre destabilizzare la monarchia britannica e quale migliore bersaglio di Lady Diana, la principessa triste, che mai si era rassegnata al suo destino, a quell’etichetta che non le si addiceva, benché troppo modesta e troppo educata in un’espressione troppo borghese.

Lady Diana se n’è andata col botto, lasciando aperti una serie di interrogativi sui vari gossip che l’avevano accompagnata in vita, in particolare quelli relativi al marito, il principe Carlo e alla sua amante storica, che ora ha preso il posto di Diana, Camilla Parker Bowles. Ma Diana aveva troppo spessore, quello dell’eroina tragica, per non essere amata dai sudditi: tutti si sono appassionati a questa donna, che pur nei drammi personali, riusciva a sentirsi felice nella beneficenza, nell’aiutare gli altri.

L’eredità di Diana è nel figlio maggiore in particolare, quel principe William che le somiglia tanto, e che ha sposato anche lui una borghese, Kate Middleton, che sembra stia seguendo le orme della beneficenza. Ci si augura che almeno Kate sia al riparo da questo destino e si senta invece sempre a suo agio e amata, in una delle monarchie che conserva un’etichetta rigida a tal punto che le principesse per matrimonio devono assolvere dei doveri non sempre piacevoli.

Fonte: Vanity Fair.