Il matrimonio tra la Principessa Diana e il Principe Carlo sembrò inizialmente a molti una storia d’amore da favola: tuttavia, dieci anni dopo dal giorno delle nozze, che si tennero il 29 luglio 1981, la relazione tra i due era già ai ferri corti, anche se il divorzio fu annunciato nel 1992.

Diana, dopo avere scoperto che Carlo aveva iniziato a frequentare nuovamente la sua amante Camilla Parker Bowles, era sconvolta e decise di registrare la sua versione della storia  per l’autore Andrew Morton. Lady D impose una sola condizione: che il suo coinvolgimento nel rivelare segreti sulla sua storia con il marito fosse tenuto segreto.

Fu così che Morton scrisse un libro dal titolo Diana: Her True Story che fece molto scandalo. Oggi, a 20 anni dalla morte della Principessa triste, il libro è stato nuovamente pubblicato, con l’esatta trascrizione delle cassette. Il Daily Mail ha riportato alcuni estratti relativi al giorno nozze con il Principe Carlo, al perché abbia iniziato a soffrire di bulimia e al tentativo di suicidio.

Citando Hannah Baker, “Benvenuto nella tua cassetta, Principe Carlo”. Ecco di seguito quali sono state le parole di Diana.

Le nozze

“Ci siamo sposati di mercoledì. Il lunedì (27 luglio 1981), eravamo andati a St Paul’s Cathedral per le nostre ultime prove, ed è quando le luci delle telecamere erano puntate su di noi al massimo e ho avuto il senso di che giorno sarebbe stato. Ho iniziato a piangere disperatamente. Sono crollata per molti motivi. Le voci su Camilla continuava a circolare dall’inizio del nostro fidanzamento”.

“Cercavo disperatamente di essere matura sulla situazione, ma non avevo le basi per farlo e non potevo parlarne con nessuno. Mio marito mi mandò un anello con sigillo la notte prima del matrimonio a Clarence House, con le piume del Principe di Galles su un biglietto molto carino che diceva: ‘Sono così orgoglioso di te e quando arriverai, sarò lì all’altare per te domani. Guardali negli occhi e annuisci’”.

Ho avuto un attacco forte di bulimia la notte prima del matrimonio. Mangiavo qualsiasi cosa trovassi e questo divertiva mia sorella Jane che si trovava a Clarance House con me. Nessuno capiva cosa stava accadendo. Mi sentivo malissimo quella notte. Era un’indicazione di cosa stesse succedendo”.

“Ero molto calma la mattina dopo. […] Ero molto, molto calma, una calma mortale. Mi sentivo un agnello pronto al sacrificio. Lo sapevo e non potevo farci niente. La mia ultima notte di libertà con Jane a Clarence House. Il giorno del matrimonio, tutti erano felici, ma io non credo di essere stata felice […]”.

Mentre camminavo verso l’altare, stavo cercando Camilla. Sapevo che era lì. La cercavo. Ho dovuto portare mio padre all’altare [il padre di Diana aveva avuto un ictus] e mi sono concentrata su questo. E mi ricordo di essere preoccupata di come fare l’inchino alla Regina. In ogni caso, sono arrivata in cima. Ho pensato che tutto quanto fosse pazzesco, sposarsi, nel senso che era una cosa da adulti, e lì c’era Diana, un’insegnante d’asilo. Tutto questo era ridicolo!”

Mi ricordo di essere stata in quel momento così innamorata di mio marito che non potevo togliergli gli occhi di dosso. Pensavo di essere la ragazza più fortunata al mondo. Si sarebbe preso cura di me. Bè, mi sbagliavo!”

“Camminando verso l’altare, ho visto Camilla – grigio pallido, un cappello con velo, suo figlio Tom su una sedia. Ho una vivida memoria di quel giorno. Quando siamo usciti di chiesa, era tutto meraviglioso: tuti erano felici perché pensavano noi fossimo felici. E c’era questa grande domanda nella mia mente. Ho realizzato che avevo preso un ruolo enorme, ma non avevo idea di come sarebbe stato. […]”.

La luna di miele

“Avevo molta speranza in me, che è svanita dal secondo giorno di matrimonio. Siamo andati a Broadlands. La seconda notte, Carlo ha tirato fuori i libri di Laurens van der Post che non aveva letto. Sette, sono venuti con noi in luna di miele. Li leggeva e poi li analizzavano a pranzo ogni giorno. Durante la seconda parte della luna di miele, a bordo dello yacht reale, dovevamo intrattenere tutte le persone importanti della Gran Bretagna ogni sera, quindi non avevamo mai tempo per noi […]”.

Per allora, la bulimia era terribile, assolutamente terribile. Era dilagante: quattro volte al giorno sullo yacht. Qualsiasi cosa trovassi, la divoravo e poi mi sentivo male due minuti dopo. Ciò mi portava a continui sbalzi d’umore, nel senso che un minuto ero felice e quello dopo scoppiavo a piangere. Mi ricordo di avere pianto tantissimo durante la luna di miele. Ero così stanca. Poi siamo andati a Balmoral”.

Balmoral

“I miei sogni erano tremendi. La notte, sognavo sempre Camilla. Ero ossessionata da Camilla, totalmente. Non mi fidavo di Carlo, pensavo che ogni cinque minuti la chiamasse, chiedendole come fare per gestire il suo matrimonio”.

“Carlo chiese a Laurens van der Post di venire a trovarmi per aiutarmi. Laurens non mi capiva. Tutti vedevano che io diventavo sempre più magra e malata. Pensavano che io avrei potuto adattarmi a essere la Principessa di Galles dal giorno alla notte. Tutti gli ospiti a Balmoral mi fissavano tutto il tempo e mi trattavano con i guanti. Per quanto mi riguarda, io ero Diana – l’unica differenza è che mi adesso mi chiamavano ‘Madam’, ‘Sua altezza reale’, e si inchinavano. Questa era l’unica differenza, ma io trattavo tutti come prima”.

[…] “Lui aveva un timore riverenziale per la mamma, era intimidito dal padre e io ero sempre la terza persona nella stanza. Non diceva mai ‘Cara, vuoi qualcosa da bere?’ Diceva sempre: ‘Mamma vuoi qualcosa da bere?’ ‘ Nonna vuoi qualcosa da bere?’ ‘Diana vuoi qualcosa da bere?’ Nessun problema, ma mi hanno dovuto spiegare che questo era normale perché io avevo sempre pensato che venisse la moglie per prima cosa – pensiero stupido!”

Depressione e autolesionismo

“Siamo rimasti a Balmoral da agosto a ottobre. Io diventai veramente magra. Le persone iniziavano a commentare: ‘Ti si vedono le ossa’. A ottobre, stavo veramente male. Ero così depressa che provai a tagliarmi le vene con un rasoio. Pioveva, pioveva, pioveva. Sono tornata prima a Londra per farmi curare, non perché odiassi Balmoral, ma perché stavo male. […] La Diana che c’era ancora in me aveva deciso che il tempo, la pazienza e l’adattamento erano quello di cui avevo bisogno. Ero io a dire ai medici cosa mi serviva. Loro mi davano le pillole ed erano felici – potevano andare a dormire tranquilli la notte, sapendo che il Principe di Galles non sarebbe stato accoltellato”.

“In ogni caso, un dono divino è arrivato, William fu concepito a ottobre. Quando mi fu stato detto che ero incinta, ho provato grande eccitamento. Notizia meravigliosa, occupava la mia mente. In quei giorni, il mio più grande piacere era l’idea di avere un bambino”.

“Poi siamo andati tre giorni in Galles. Che shock culturale! Vestiti sbagliati, tutto sbagliato, tempi sbagliati, mi sentivo male, portando in grembo questo bambino, non era stata annunciata la gravidanza, ma apparivo grigia e malata. Cercavo disperatamente di rendere Carlo orgoglioso di me. Ho fatto un discorso in gallese. Lui era più nervoso di me. Non ho mai ricevuto un complimento. Ho iniziato a capire che questa sarebbe stata la normalità”.

“Malata, pioveva sempre in Galles. Non era facile, piangevo molto nell’auto, dicendo che non potevo uscire dall’auto e affrontare la folla. Lui mi ha detto: ‘Devi uscire e farlo’. Così sono uscita. Lui ha fatto del suo meglio in quel momento, mi ha portato fuori e una volta che sono uscita, sono stata capace di fare quello che dovevo”.

Mi è costato molto però perché non avevo energie a causa della bulimia. Non riuscivo a dormire, non mangiavo, tutto il mondo intorno a me stava collassando. Una gravidanza molto difficile. Mi sentivo male sempre, bulimia e nausee mattutine”.

“Mi volevano dare le pillole per farmi smettere di sentirmi male, ma io ho rifiutato di rischiare che il bambino potesse nascere disabile come conseguenza. E in questa famiglia nessuno ha mai avuto nausee mattutine, così ogni volta a Balmoral, Sandringham o Windsor dovevo uscire nel mio vestito da sera, io svenivo o mi sentivo male”.

“[…] Così io ero ‘il problema’ e mi hanno registrato come ‘un problema’. ‘Lei è diversa, fa le cose diversamente da come le facevamo noi. Perché? Povero Carlo sta passando un momento difficile’. […] C’è stata solo una cancellazione di programma mentre attendevo la nascita di William: la visita alla tenuta del Duca di Cornovaglia. E mio marito mi ha colpevolizzato enormemente”.

La nascita di William

“Quando è nato William (21 giugno 1982), dovemmo trovare una data che andasse bene a Carlo per le sue partite di polo. La pressione della stampa era diventata troppo forte quindi abbiamo fatto un parto programmato. Siamo andati all’ospedale molto presto. Stavo malissimo durante il travaglio. Loro volevo un cesareo, nessuno me l’ha detto fino a dopo la nascita. Il bambino è comunque nato. Grande gioia. Tutti felici. Abbiamo trovato una data in cui Carlo potesse scendere dal suo pony per farmi partorire. È stato molto bello – sono molto grata!”.

“Quando la Regina è venuta a vedere William in ospedale, ha guardato nell’incubatrice e ha detto: ‘Menomale che non ha le orecchie di suo padre’. Sono andata a casa, e mi ha colpito la depressione post partum. […]. Lacrime, panico, tutto. Carlo non vedeva il panico perché io stavo seduta in modo calmo. Al battesimo di William (4 agosto 1982), io fui trattata come se non esistessi”.

“Nessuno mi chiese qual era l’ora migliore per William. C’erano infinite foto della Regina, della Regina Madre, di Carlo e di William. Io sono stata completamente esclusa quel giorno. Mi sentivo disperata, perché avevo appena partorito. E tutto era stato deciso intorno a me. Tutto era fuori controllo, tutto. Io non stavo bene e ho iniziato a piangere. Anche William ha iniziato a piangere. Ho capito che per me non era per niente tutto a posto”.