È salita sul palco dell’Europride verso le 21.20, avvolta in uno splendido abito regalatole da Donatella Versace, capo dell’ultima collezione del compianto Gianni, e con il caschetto verde che ha sfoggiato in questa settimana ai CFDA Awards e a Colonia per Germany’s Next Top Model. È una Lady Gaga seria e sobria quella di Roma, lontana dalle previsioni funeste che nei giorni scorsi hanno motivato gli interventi, con il senno di poi del tutto immotivati, di Paola Binetti, Carlo Giovanardi e Rocco Buttiglione.

Galleria di immagini: Lady Gaga all'Europride di Roma

Si era parlato di offesa a Benedetto XVI, di incostituzionalità della sue parole, di vergogna per tutti gli italiani: nulla di ciò è accaduto al Circo Massimo nei 15 minuti di monologo della cantante, a cui si sono aggiunte le esecuzioni al piano di “Born This Way” e “The Edge of Glory“.

Gaga ieri sera non ha voluto provocare, ma ha preferito parlare con il cuore. La Germanotta ha infatti ricordato le proprie origini, la storia di quella ragazza “figlia della diversità” che si è sentita in dovere, una volta raggiunta la fama, di farsi portavoce dei diritti di chi sente spesso escluso, come proprio accade ancora tutt’oggi alla comunità LGBT. E richiede l’uguaglianza subito, l’unione delle forze per una vera e propria rivoluzione d’amore.

“La prima volta che mi sono avviata in questo viaggio artistico e musicale ero una semplice italo-americana, Stefani Joanne Angelina Germanotta. Man mano che mi sono avvicinata a voi con la musica, l’arte e la moda, ho iniziato a celebrare la nostra individualità, e mi è apparso chiaro che la mia missione era diventare parte di questa comunità LGBT”.

La Mother Monster ha spiegato come ami informarsi su Internet, di come anche negli USA persistano alcuni problemi per la comunità gay nonostante la democrazia statunitense abbia fatto passi da gigante nei diritti delle coppie omosessuali, così di come esistano numerosi paesi al mondo in cui l’omofobia è ancora un grave pericolo. E Lady Gaga ben conosce anche la situazione italiana, perché il comitato organizzatore e l’Arcigay di Paolo Patané le hanno recapitato negli scorsi giorni un reportage sulla condizione gay dello Stivale.

“La diseguaglianza ancora si sente in molti governi. Russia. Lituania, Polonia. Libano. I Paesi del Medio Oriente. Non c’è un solo esempio di cattive leggi. Ci sono tante, troppe leggi che hanno effetto su queste persone che non riescono a integrarsi e che arrivano anche al suicidio. Io sono una cittadina del mondo e chiedo ai governi, lo chiedo qui di fronte al mondo, aiutateci. Quando potremo sposarci? Quando potremo non essere più oppressi?”.

È una Lady Gaga impegnata, commossa, ben lontana dagli epiteti che le sono stati affibbiati da alcuni politici nei giorni scorsi. Non viola ne offende la Città Eterna, così come si son detti certi i suoi detrattori in previsioni tutt’altro che realistiche, ma la difende. Si congratula con gli organizzatori, ringrazia il sindaco Gianni Alemanno per non aver ostacolato il grande evento del pride, invita il pubblico a rimanere unito perché nella sua lotta alla parità nessuno è mai solo. Dopo aver ricordato la storia dell’emancipazione gay, a partire da quel famoso Stonewall del 1969, la Germanotta esorta quindi tutti a non demordere nella richiesta di uguali diritti:

“Chiediamo uguaglianza piena. Sono arrabbiata come voi. Dobbiamo dare prova della nostra rabbia e della nostra pena e difendere l’amore. Facciamo la rivoluzione dell’amore”.

Spesso la stampa si è chiesta, e in particolare in quest’ultima settimana, il perché Gaga sia diventata in pochissimo tempo un’icona gay planetaria. Si è motivato il tutto con il suo essere appariscente e trasgressiva, ma ieri sera è apparso evidente come le ragioni siano tutt’altro che futili: l’impegno di Gaga è vero, sentito e trasversale alle mere logiche del marketing. E così come è riuscita a far abbattere il “don’t ask, don’t tell” negli Stati Uniti, chissà che la sua partecipazione all’Europride romano non sia da stimolo per svecchiare la politica che, sul tema dei diritti delle coppie di fatto e degli omosessuali, si rivela nettamente lontana dai desideri dei cittadini.