È uscito da un paio di giorni, ma non ha sollevato le polemiche annunciate prematuramente dalle associazioni cattoliche. “Judas“, il nuovo video di Lady Gaga, pur giocando con la religione non cade mai nell’aperta blasfemia, tanto che anche le associazioni cattoliche hanno sotterrato l’ascia di guerra.

A spiegarne i rimandi religiosi questa volta non è la Germanotta, bensì la stessa regista del videoclip: Laurieann Gibson. La creativa spiega ai microfoni di MTV come non vi sia stato nessun intento denigratorio, bensì un vero e proprio elogio alla fede. E lo fa rispondendo agli attacchi ricevuti in questi giorni dagli estremisti cattolici, i quali si sono augurati che la Gibson morisse e finisse all’Inferno:

Galleria di immagini: Lady Gaga Judas

“Gesù ha avuto una corona di spine, è morto per i miei peccati. Sono una credente quindi dico a questi gruppi religiosi, e lo dico personalmente non potendo parlare per Lady Gaga, che da regista, coreografa, credente gli consiglio di pensare a loro stessi. Non avrei mai offeso il mio Salvatore, l’amore e il rispetto che Gesù significa per me. Quindi dico loro di stare più attenti a quel che giudicano”.

Una dichiarazione che, tuttavia, non spiega la decisione di trasportare le vicende di Cristo riadattandole a un contesto moderno del tutto particolare e ambiguo, come può essere quello di una comunità di motociclisti. A quanto pare, però, la scelta è derivata dalla necessità di proporre un video d’impatto che non oscurasse con i significati la performance di Gaga, ma che mantenesse un tema di fondo importante su cui gli spettatori avrebbero potuto riflettere.

“Abbiamo voluto lasciare l’interpretazione a ogni individuo, senza però eliminare la potenza di Gaga come performer, ballerina e star. È pensato per lasciare spazio all’interpretazione, per riflettere sul fatto che ognuno di noi ha avuto un Giuda nella propria vita e di come esista uno luogo per la liberazione”.

Parole che, tuttavia, non appaiono direttamente plausibili, considerando come il video di “Judas” non sia affatto di semplice comprensione perché a tratti confusionario e autoreferenziale. Più della figure bibliche di Gesù e Judas, infatti, ad essere esaltata è l’immagine di Gaga, la quale si trasforma all’occorrenza in devota amata, abile ballerina, giudice fra i due uomini e addirittura novella battista. Di certo il montaggio non ha aiutato a renderne più evidenti i significati, tuttavia permane un dubbio: nonostante la regista sostenga come vi sia la possibilità di redenzione per il proprio Giuda, non è ben chiaro il perché la Germanotta lo elogi sia con le parole che con le immagini. A quanto pare, le affermazioni della Gibson appaiono più come un tentativo in extremis di placare gli animi, giustificando con al fede un prodotto visivo che fa del gioco borderline con la religione la propria malizia.